
Cast:
Gastone Moschin: Ugo Piazza
Barbara Bouchet: Nelly Bordon
Mario Adorf: Rocco Musco
Frank Wolff: commissario di polizia
Luigi Pistilli: Mercuri
Ivo Garrani: Don Vincenzo
Philippe Leroy: Chino
Lionel Stander: l'Americano
Gastone Moschin: Ugo Piazza
Barbara Bouchet: Nelly Bordon
Mario Adorf: Rocco Musco
Frank Wolff: commissario di polizia
Luigi Pistilli: Mercuri
Ivo Garrani: Don Vincenzo
Philippe Leroy: Chino
Lionel Stander: l'Americano
Con questo film, tratto dall'omonimo libro di Giorgio Scerbanenco, ha inizio la trilogia della Mala di Fernando Di Leo. Film del 1972, questo "polizziottesco" (denominazione dispregiativa per quell'epoca) ha riacquistato di recente la sua posizione tra i film cult, tanto che anche Quentin Tarantino lo ha omaggiato riprendendo una delle scene iniziali nel suo film "Le Iene".
L'incipit colpisce subito per la sua spietata violenza: uno scambio di valuta clandestino che non va a buon fine e la caccia al traditore ha inizio.
Ugo Piazza (Gastone Moschin) esce dopo tre anni di galera a San Vittore e subito viene intercettato dagli scagnozzi dell'Americano, destinatario del pacco contenente i trecento mila dollari spariti. Piazza è l'unico sospettato di aver scambiato il pacco e di aver nascosto i soldi. Per controllarlo meglio, l'Americano decide di riprenderlo con se nella sua banda, ma Piazza accetta solo per poter incastrare il vero traditore. Ma le apparenze ingannano, e i colpi di scena non sono pochi in questo film che fino all'ultimo sembra procedere in maniera lineare e chiara.
Durante il film, alcuni discorsi tra il commissario e il suo vice, ci riportano al dibattito sulle carceri di quei tempi e mostrano due modi di pensare completamente opposti. Sono alcune riflessioni sulla società che in quel periodo stava cambiando molto, come anche quella del padrino: " Se continua così, vedrai che fanno l'antimafia pure pe' Milano! [...] La chiamano mafia, ma oggi sono...sono bande. Bande in lotta e concorrenza fra di loro. La vera mafia non esiste più"
Parliamo adesso un po della colonna sonora, o meglio del "commento musicale" come si legge nei titoli di testa (per ché effettivamente la musica in questo film ha un ruolo davvero di primo piano). Bèh, c'è poco da dire, è di Luis Bacalov e di un gruppo rock progressive italiano che forse in pochi conoscono (me compreso): gli Osanna. La musica è davvero fantastica per chi apprezza il genere.
Milano calibro 9 è uno di quei film poco pubblicizzati (o per niente...) e che invece portano con sé grandi idee. I cosiddetti B-movies che riscoprono una seconda vita dopo decenni e vengono rivalutati dalla critica solo quando altri registi osannati da tutti ammettono di essersene ispirati largamente (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/11/28/di-leo-pulp-fiction-all-italiana-tarantino.html).
Nell'attesa del secondo post dedicato a "La mala ordina", secondo capitolo della trilogia, vi lascio con una delle ultime frasi del film: "Tu uno come Ugo Piazza non lo devi toccare! Di fronte a uno come Ugo Piazza il cappello ti devi levare!"
In questo video potete apprezzarne l'inizio e la musica!
L'incipit colpisce subito per la sua spietata violenza: uno scambio di valuta clandestino che non va a buon fine e la caccia al traditore ha inizio.
Ugo Piazza (Gastone Moschin) esce dopo tre anni di galera a San Vittore e subito viene intercettato dagli scagnozzi dell'Americano, destinatario del pacco contenente i trecento mila dollari spariti. Piazza è l'unico sospettato di aver scambiato il pacco e di aver nascosto i soldi. Per controllarlo meglio, l'Americano decide di riprenderlo con se nella sua banda, ma Piazza accetta solo per poter incastrare il vero traditore. Ma le apparenze ingannano, e i colpi di scena non sono pochi in questo film che fino all'ultimo sembra procedere in maniera lineare e chiara.
Durante il film, alcuni discorsi tra il commissario e il suo vice, ci riportano al dibattito sulle carceri di quei tempi e mostrano due modi di pensare completamente opposti. Sono alcune riflessioni sulla società che in quel periodo stava cambiando molto, come anche quella del padrino: " Se continua così, vedrai che fanno l'antimafia pure pe' Milano! [...] La chiamano mafia, ma oggi sono...sono bande. Bande in lotta e concorrenza fra di loro. La vera mafia non esiste più"
Parliamo adesso un po della colonna sonora, o meglio del "commento musicale" come si legge nei titoli di testa (per ché effettivamente la musica in questo film ha un ruolo davvero di primo piano). Bèh, c'è poco da dire, è di Luis Bacalov e di un gruppo rock progressive italiano che forse in pochi conoscono (me compreso): gli Osanna. La musica è davvero fantastica per chi apprezza il genere.
Milano calibro 9 è uno di quei film poco pubblicizzati (o per niente...) e che invece portano con sé grandi idee. I cosiddetti B-movies che riscoprono una seconda vita dopo decenni e vengono rivalutati dalla critica solo quando altri registi osannati da tutti ammettono di essersene ispirati largamente (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/11/28/di-leo-pulp-fiction-all-italiana-tarantino.html).
Nell'attesa del secondo post dedicato a "La mala ordina", secondo capitolo della trilogia, vi lascio con una delle ultime frasi del film: "Tu uno come Ugo Piazza non lo devi toccare! Di fronte a uno come Ugo Piazza il cappello ti devi levare!"
In questo video potete apprezzarne l'inizio e la musica!