LA PUBBLICITA' CI FA INSEGUIRE LE AUTO E I VESTITI, FARE LAVORI CHE ODIAMO PER COMPRARE CAZZATE CHE NON CI SERVONO.
(Tyler Durden)

Citazione del mese:

"Ci trattavano come delle stelle del Cinema, ma eravamo più potenti, eravamo tutto. Le nostre mogli, le madri, i figli campavano bene con noi. Io avevo dei sacchetti pieni di gioielli nella credenza in cucina, avevo una zuccheriera piena di cocaina sul comodino accanto al letto. Mi bastava una telefonata per avere tutto quello che volevo: macchine gratis, le chiavi di una dozzina di appartamentini in città. Scommettevo 30 mila dollari ai cavalli di domenica, e sperperavo le vincite la settimana dopo oppure ricorrevo agli strozzini per pagare gli alibratori. Non aveva importanza, non succedeva niente quando eri in bolletta andavo a rubare un altro po' di grana, noi gestivamo tutto; pagavamo gli sbirri, pagavamo gli avvocati, pagavamo i giudici stavano sempre con la mano tesa, le cose appartenevano a chi se le prendeva. E adesso è tutto finito. È questa la parte più dura, oggi è tutto diverso. Non ci si diverte più, io devo fare la fila come tutti gli altri e si mangia anche di schifo. Appena arrivato ordinai un piatto di spaghetti alla marinara e mi portarono le fetuccine col Ketchup. Sono diventato una normale nullità. Vivrò tutta la vita come uno stronzo qualsiasi."

("Quei bravi ragazzi")
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domenica 21 dicembre 2008

FERRO 3 - la casa vuota (2004)

storia pazzesca....non starò a raccontarvi in cosa consiste....è uno spasso rendersi conto, poco per volta di cosa fa Tae Suk per vivere...nomade per professione, libero nell'animo e nella mente incontra casualmente una donna, Sun Hwa, di cui non sa assolutamente nulla, e lei senza nessun timore lo accoglie come se sapesse tutto di lui....

Sembra quasi una scelta ragionata quella del regista in contrapposizione con il film precedente: mentre in primavera, estate, autunno, inverno... e primavera un unico paesaggio era al centro dell'attenzione dello spettatore, visto dall'esterno in tutte le sue angolazioni, e l'interno del tempio-palafitta era presentato sempre dalle stesse prospettive; in Ferro3 ci sono un'infinità di luoghi in cui si svolgono le vicende dei protagonisti, e forse la cosa più particolare secondo me è che in tutte le case c'è una visione completa, ogni minimo angolo viene mostrato e in ogni parte della casa avviene qualcosa, la foto “ricordo”, vengono lavati i panni, aggiustati gli oggetti ecc.....ma di tutte le abitazioni della parte esterna viene fatto vedere solo la facciata anteriore, nient'altro...sembra quasi fatto apposta...come se volesse Ki Duk dire che per ritrovare noi stessi è necessario porre la massima attenzione sul distacco dagli oggetti esterni a noi, come se non avessero la minima importanza (notare l'arredamento spoglio del tempio in primavera, estate, autunno, inverno...e primavera), ma assolutamente da affiancare alla conoscenza vera di chi ci è intorno, non fermarsi all'apparenza ma entrare nell'animo altrui, studiarlo in lungo e largo, comprenderne la personalità, le qualità, i difetti ed accettarli per come sono, cercando solo di dare il proprio contributo per aiutare l'altro e crescere noi stessi.



Attribuisco il significato di se stessi o degli altri prendendo in considerazione l'appartenenza o meno dell'abitazione! Inoltre i minuti dedicati alla cella della prigione mi hanno fatto molto riflettere, difatti della prigione si vede solo il metro davanti alla porta, ma la telecamera si addentra perfettamente nella cella, segue i movimenti del personaggio in ogni minimo particolare, tutti i suoi spostamenti aggraziati e armoniosi, quasi come se volessero arrivare sempre più in là nella stanza, come se vi scavasse, roteando all'interno.

Ferro 3 è stato il secondo film di Ki Duk che io abbia visto, e anche se in minima parte scossa, nonostante sia abituata e gradisca i film “silenziosi”....ho molto apprezzato i film di Kitano, come tutti gli assidui lettori sanno adoro Park e figuriamoci che Chaplin per me è il migliore....tutto questo non è bastato per non lasciarmi sorprendere, piacevolmente, da Ki Duk!

I lunghissimi momenti di silenzio, gli sguardi che dicono più di 100000 parole, l'assenza totale di musica sono senz'altro caratteristiche che apprezzo particolarmente in un film...ma e dico MA qui c'è ben altro amici miei!

Non dirò cosa lo rende così speciale, ma vi assicuro che io sono rimasta a bocca aperta.

Sun Hwa si trova in una pessima situazione: legata mani e piedi, metaforicamente parlando, a qualcuno di cui non vuole sapere nulla. I suoi sentimenti e i suoi stati d'animo si comprendono perfettamente grazie ad una successione di sguardi, estremamente intensi, di gesti, di movimenti, di scelte che Sun Hwa compie e che trovano conforto e appoggio negli atteggiamenti di Tae Suk.



Due persone che fino ad un momento prima non hanno mai condiviso nulla nella loro vita, neppure l'aria che entrava loro nei polmoni, ad un tratto si trovano a compatirsi ed a spalleggiarsi a vicenda; sembra che si completino in ogni azione, ciò che non fa lui è subito susseguito da lei e viceversa, sono come pane e burro, come dice Forrest Gump riferendosi a se stesso e a Jenny...c'è quella complicità che nemmeno nelle coppie più affiatate si ritrova..una bellissima storia d'amore basata su grandissime interpretazioni, emozioni intense, trasmesse da sguardi vivi, appassionati, sinceri, trasparenti; il linguaggio del corpo è predominante, e per capire la storia, e per le scene di assoluta fisicità che non mancano cmq.

Le azioni sono sempre molto lente, non c'è mai fretta, sembra che il tempo sia dilatato quando la telecamera si posa su Tae Suk o su Sun Hwa, sembra scorrere più lentamente, come se lo stesso regista volesse mostrare una vita che prosegue nella più beata pace dei sensi, senza alcuna preoccupazione, innocente e limpido nella sua finezza.

Secondo il mio parere viene anche messa in risalto la differenza tra Tae-Suk e l'altro personaggio maschile....da un lato forse è anche troppo idealizzato, ma certo non risulta essere perfetto...uno non vanta certo sicurezza economica da offrire alla propria donna, né a se stesso, non possiede niente e niente desidera, non si può definire esattamente un “bravo ragazzo”, malgrado ciò è completamente contrapposto al sua antagonista.

L'altro è in grado di fornire una grossa stabilità economica e sociale, dall'esterno, se si esclude la vita privata è un uomo affidabile e serio, ma come dice un vecchio proverbio “i guai della pentola li sa solo il mestolo”, chi è al di fuori di una certa situazione non può conoscerla e non sapere come effettivamente si svolgano le cose...questo gli permette di essere arrogante, oppressivo, un porco patentato.

Nel film non ci sono scene di sesso, ma ci sono le scene antecedenti o successive; ebbene anche la sensazione che da un personaggio rispetto all'altro sono in controversia....è incredibile pensare allo stesso atto in due maniere esattamente opposte, l'una come una violenza, subita con ribrezzo e quasi distacco, l'altra si percepisce come un atto di amore, in cui non domina la perversione o la dominazione dell'altro, ma la conseguenza naturale dell'affidamento totale verso l'altro come segno di piena fiducia e sentimenti che superano le semplici percezioni corporee.

mi piace pensare che siamo noi a costruire la felicità, l'incontro con una persona speciale, anche se siamo costretti ad abbandonarla può cambiare la nostra vita radicalmente... qualcosa che prima rappresentava solo una grande sofferenza, e non si aveva il coraggio e la forza di sopportarla, possiamo sostenerla se pensiamo che questa persona ci stia vicino e non ci abbandoni, viva o morta che sia....purché non dimentichiamo le cose che questa persona ci ha trasmesso, ci ha insegnato...le persone non muoiono mai se continuano a vivere in noi; se noi, con i nostri gesti, le nostre azioni, i nostri sorrisi continuiamo a pensarle, a ricordarle, la nostra felicità non potrà risentirne, il senso della vita non verrà spazzato via, ma semmai sarà rinvigorito per non perdere la memoria di chi ci sta davvero a cuore...almeno io l'ho inteso così!



Histoire folle...je ne vous la raconterai pas...c’est quand meme marrant de se rendre compte, tout au long de l’histoire de ce que fait Tae Suk pour survivre...nomade par profession, libre dans l’ame et dans l’esprit il rencontre par hasard une femme, Sun Hwa, dont il ne connait absolument rien, et celle-ci sans aucune peur l’abrite chez elle comme si elle le connaissait..

Il semblerait presque un choix rationnel celui du metteur en scène de se mettre en contrapposition avec le film précédent ; tandis que dans printemps, été, automne, hiver...et printemps un unique paysage était au centre de l’attention du spectateur, vu de l’extérieur sous tous les angles,et l’intérieur du temple était représenté toujours par les memes prospectives ; dans Les Locataires, il existe une infinité de lieu où se déroule l’action des protagonistes et peut etre la chose la plus particuliére selon moi est que dans toutes les maisons nous avons une visione compléte, chaque angle est dévoilé et dans chaque partie de la maison quelquechose se déroule, la photo « souvenir », les vetements sont lavés, les objets réparés ecc...mais de toutes ces abitations la partie externe est montrée seulement la façade antérieure et rien d’autre...on dirait que cela soit fait exprès....comme si Ki Duk voulait nous dire que pour retrouver soit meme il est nécèssaire de se détacher des objets qui nous entourent, comme s’ils n’avaient aucune importance ( noter par exemple le temple très vide à l’intérieur) et au contraire de se concentrer vers les personnes qui nous entourent, de ne pas s’arreter aux premiéres impressions mais de rentrer dans l’ame d’autrui, l’étudier de long en large, comprendre la personalité, les qualités, les défauts et les accepter, en essayant uniquement de donner son propre contribut pour aider le prochain et d’ améliorer nous meme.



J’attribue le sens de soi meme ou des autres en prenant en considération l’appartenance ou non à l’abitation ! en plus les minutes incentrés sur la prison m’ont beaucoup fait réfléchir, en fait la prison est prise uniquement d’un metre devant la porte, mais la caméra rentre parfaitement dans la cellule, suit tous les mouvements gracieux et armonieux du personnages comme si elle voulait creuser encore plus et se diriger toujours plus loin.

Les Locataires a été le deuxiéme film de Ki Duk que j’ai vu, et malgré mon habitude et mon amour pour les films silencieux comme ceux de Kitano ou ceux de Park, pour ne pas parler de Chaplin qui reste pour moi le meilleur, tout cela n’a pas réussi à me laisser surprendere, positivement par Ki Duk !


Les très longs moments de silence, les regards qui expriment plus de 10000 mots, l’absence totale de musique, sont surement les caracteristiques que j’apprécie le plus dans ce film...mais et je répète MAIS il y a bien plus mes amis !

Je ne vous dirai pas ce qui le rend si spécial, mais je vous assure que je suis réstée bouche bée.

Sun Hwa se trouve dans une mauvaise situation : liée mains et pieds, métaphoriquement à quelqu’un dont elle veut rien savoir. Ses sentiments et ses états d’ame se comprennent parfaitement grace à la succession des regards, extrèmement intense, de gestes, de mouvements et de choix que Sun Hwa accomplit et qui trouvent confort et appuis dans les comportements de Tae Suk.

Deux personnes qui quelques minutes auparavant ne se connaissaient meme pas, soudain se retrouvent à s’aider entre eux pour surmonter les problémes, il semble qu’ils se complétent à chaque action, ce que lui ne fait pas est tout de suite fait par elle, et vice versa, ils sont pain et beurre, comme disait Forrest Gump en se référant à lui meme et Jenny...cette complicité que meme les meilleurs couples ne possédent pas...une très belle histoire d’amour basée sur de grandioses interprétations, emotions intenses, transmises par des regards vifs, passionés, sincéres , transparents, le language du corps est prédominant pour comprende l’histoire...


Les actions sont toujours lentes, on dirait presque que le temps passe plus lentement lorsque il se pose sur Tae Suk ou sur Sun Hwa, comme si le metteur en scéne voulait nous montrer que la vie poursuit dans la paix la plus totale, la paix des sens, sans aucune préoccupation, innocent et limpide dans sa finesse.

Selon mon avis aussi la différence entre Tae Suk et l’autre personagge masculin est mise en valeur...d’un coté peut etre la confrontation est extrème, mais surement pas parfaite...Tae Suk ne peut pas offrir une sureté économique pour soi meme et sa femme, ne possiéde rien et veut rien, ne peut pas etre définit « un brave garcon » malgré cela, il est completement l’ opposée de son antagoniste.

L’autre en effet peut offrir une grosse stabilité economique et sociale, vu de l’extérieur, si on exclus sa vie privée, c’est un homme affidable et sérieux mais seulement en apparence...qui est à l’extérieur ne peut pas connaitre comme se déroulent les choses..cela lui permet d’etre arrogant, oppressif, un perverti...

Dans le film il n’y a jamais de scénes de sexe, on peut voir uniquement les scènes antécédantes et succéssives à l’acte mais la aussi c’est incroyable de noter comme le meme acte est vu de deux facons exactement opposées, l’une comme violence, l’autre comme acte d’amour, où la perversion et la domination de l’autre n’existent pas, mais c’est la conséquence naturelle de l’attachement total vers l’autre comme signe de pleine confiance et de sentiments qui dépassent les simples perceptions du corps.



J’aime bien penser que nous pouvons construire notre propre félicité. Par exemple la rencontre avec une personne spéciale, meme si nous somme obligés à l’abandonner,peut changer notre vie radicalment...quelquechose qu’ avant représentait uniquement une grande souffrance dont on n’avait pas le courage et la force de la supporter, peut etre soutenue et surmontée si l’on pense que cette personne est à nos cotés et nous abandonne pas, vivante ou morte qu’elle soit. L’important c’est de ne pas oublier les choses ques cette personne nous a transmises, appris...Les personnes ne meurent jamais si elles continuent à vivre en nous, si nous, avec nos gestes, nos actions, nos sourires, nous continuons à les penser, à s’en souvenir, notre felicité sera toujours intacte, et le sens de la vie ne sera jamais rompu, mais au contraire fortifié par le vouloir pas perdre la mémoire de ceux à qui nous tenons pour de vrais...du moins je l’ai compris de cette façon !