LA PUBBLICITA' CI FA INSEGUIRE LE AUTO E I VESTITI, FARE LAVORI CHE ODIAMO PER COMPRARE CAZZATE CHE NON CI SERVONO.
(Tyler Durden)

Citazione del mese:

"Ci trattavano come delle stelle del Cinema, ma eravamo più potenti, eravamo tutto. Le nostre mogli, le madri, i figli campavano bene con noi. Io avevo dei sacchetti pieni di gioielli nella credenza in cucina, avevo una zuccheriera piena di cocaina sul comodino accanto al letto. Mi bastava una telefonata per avere tutto quello che volevo: macchine gratis, le chiavi di una dozzina di appartamentini in città. Scommettevo 30 mila dollari ai cavalli di domenica, e sperperavo le vincite la settimana dopo oppure ricorrevo agli strozzini per pagare gli alibratori. Non aveva importanza, non succedeva niente quando eri in bolletta andavo a rubare un altro po' di grana, noi gestivamo tutto; pagavamo gli sbirri, pagavamo gli avvocati, pagavamo i giudici stavano sempre con la mano tesa, le cose appartenevano a chi se le prendeva. E adesso è tutto finito. È questa la parte più dura, oggi è tutto diverso. Non ci si diverte più, io devo fare la fila come tutti gli altri e si mangia anche di schifo. Appena arrivato ordinai un piatto di spaghetti alla marinara e mi portarono le fetuccine col Ketchup. Sono diventato una normale nullità. Vivrò tutta la vita come uno stronzo qualsiasi."

("Quei bravi ragazzi")
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lunedì 12 gennaio 2009

L'ARCO - L'ARC (2005)


Lo ammetto.. il film l’ho visto ormai qualche mese fa e solo ora mi decido a fare la recensione.. non ho avuto subito l’ispirazione.. non me la sono sentita subito di rendere concreto ciò che questo film mi ha dato, di scrivere cosa mi ha trasmesso.

Premetto che, nonostante non venga considerato il capolavoro di Kim Ki Duk, io ne sono rimasta così affascinata che lo reputo il suo più bel film.

Ciò che più e indubbiamente mi ha affascinato si capisce benissimo dalle foto che ho fatto…lei!

Lei è Yeo-reum Han e devo confessare che vedendola in questo film mi ha fatto innamorare!

Ma ci sarà modo più tardi di parlare di lei…

Molti considerano questo film una scopiazzatura da parte dello stesso Kim Ki Duk di Ferro3; bene signori miei, non c’è cosa che trovo più falsa..aggiungo che Ferro 3 l’ho trovato stupendo quindi non voglio assolutamente sminuirlo con le mie parole….trovo solo che siano 2 film diversi dello stesso regista.

Ovviamente lo stile è simile, questo nessuno lo può negare; l’ambientazione è fissa sul mare in cui naviga una barchetta (se vi ricordate cosa analoga l’aveva già presentata con Primavera, Estate, Autunno, Inverno.. e Ancora Primavera), i personaggi parlano eccessivamente poco, i due protagonisti non si sentono mai parlare..mai mai mai. La loro voce per gli ascoltatori rimarrà sempre inascoltata.

La trama è semplice, davvero, quasi inesistente, per 90 minuti circa, la durata del film ci sono così poche azioni che potrebbero essere tranquillamente riportate in circa 20 minuti e ne starebbero larghe, ma vi assicuro che neppure per un secondo guardando l’Arco staccate gli occhi dallo schermo..

Una ragazza giovane, molto vive su un peschereccio con un vecchio che la vuole sposare.. la storia più banale del mondo…ma raccontata da Ki Duk è tutt’altro…è come se Chaplin avesse diretto la storia della bella addormentata nel bosco…ognuno la può raccontare a modo suo, ma chi è davvero in grado di farci rimanere incollati ad osservare finemente ogni sguardo, ogni sorriso, ogni emozione trasparire dai volti dei protagonisti?!

Le musiche sono assenti, eccezion fatta per quelle effettivamente eseguite nel film, dal vecchio e dalla ragazza; solo le loro musiche accompagnano tristemente il film, trasmettendo così ogni loro sussulto.

Il paesaggio è appunto il mare…nulla di più affascinante.. infinito, profondo, dolcemente altalenante; dal peschereccio si vede tutto, fino alla fine dell’orizzonte, ogni cm, ogni cosa di tuto quello che c’è.

E’ così, lei non può vedere oltre tutto il mare che ha di fronte, può vedere dovunque e in tutte le direzioni, ma solo fin dove possono arrivare a scrutare i suoi occhi.

I colori… sono l’emblema di questo film…sembra che Ki Duk abbia voluto aiutarci a capire anche grazie all’uso dei colori.. magnifici, vivi, caldi, forti, sono lì, si impongono allo spettatore.

Non sono solo colori che costituiscono l’oggetto, ma quegli oggetti sono li proprio perché sono di quel colore. Sono un rito. Sono abitudine, sono sicurezza, e sono anche insicurezza quando mancano quei colori vivi che dominano il film.

Lei è portatrice di quei colori, i vestiti che indossa sono sempre sgargianti, i nastri che si lega ai polsi, i vestiti del matrimonio, i puntini accanto all’occhio…..il verde, il rosso, il giallo, il blu…colori vistosi e imponenti rappresentano la sicurezza; nella prima parte del film infatti dominano la scena. Lo spettatore ne rimane quasi schiacciato.

La prima volta che appare con un abbigliamento sobrio, poco appariscente, quasi insignificante di fatto è esattamente quando le sicurezze iniziano a vacillare, quando lei si rende conto di come stanno le cose…quando l’equilibrio iniziale si è ormai rotto; quando dentro di lei si fa sempre più strada la sensazione di disgusto, di rancore, di rabbia, di disprezzo, quando finisce la sua serenità in cui ha sempre vissuto.



In lui la perdita di sicurezza si vede chiaramente quando cancella i giorni sul calendario, prima sono singoli giorni, successivamente quando comincia a sentire la pesantezza degli sguardi di lei detestarlo, non si limita più a giorni o settimane, ma cancella mesi interi dal calendario… lì per la prima volta si vede l’umanità del vecchio; sempre criticato da tutti per i suoi modi particolari di leggere il futuro, mettendo a repentaglio la vita di lei ogni momento, per la sua scelta nei confronti della ragazza.

Si percepisce in che modo il suo castello ben costruito, in realtà sembra avere le propria fondamenta sulla sabbia e stia per crollare da un momento all’altro!

Lei… ho paura di essere troppo ripetitiva e dire solo quanto mi piace ma non darne le motivazioni… anche se va anche detto che c’è ben poco da motivare.. basta vedere il film e sarà chiaro a tutti come l’acqua proviene dalla sorgente!



Indubbiamente anche il vecchio e il ragazzo mi sono molto piaciuti; il vecchio con lo sguardo burbero e bieco, il ragazzo con lo sguardo dolce, riescono perfettamente a portarci nel loro cuore, e ancor più difficile, nella loro mente!

In ogni momento del film riescono a farci intendere le paure, le ansie, le insicurezze, la rassegnazione, il timore di perdere l’unica cosa che si possiede e che si vuole; riescono a farci capire le loro intenzioni, i loro pensieri, le emozioni semplicemente con sguardi intensi ed espressivi..

come dicevo precedentemente, né il vecchio né la ragazza dicono mai nulla (eccetto l’oroscopo, che peraltro non si sente mai)..

Pensate voi, per 1 ora e mezzo, riusciresti a comunicare solamente stati d’animo complessi che si susseguono nell’arco di tempo senza dire neppure una parola?!

Beh loro ci son riusciti con grande maestria signori miei!

Come accennavo già, la storia è davvero breve e anche molto semplice, proprio per questo penso sia eccessivamente difficile riuscire a comunicare ciò che si prova supportati da così poca azione.

Lei.. il suo sguardo parla da solo, lei si gira e fulmina, lei si gira e ammalia, lei si gira e fa capire le sue paure, fa capire la sua malizia, fa capire la sua sfortuna, si gira e fa capire la sua infelicità.

È un rapporto il suo con il vecchio che cambia con il tempo, è in grado di trasmettere il rapporto e i sentimenti che prova per lui da subito, senza che ci siano azioni particolari, basta il suo sorriso caldo e benevolo, ed è in grado di permetterci di immedesimarci in lei, ingannata e sola,in un mondo in cui si è trovata catapultata a forza ed ha è dovuta riuscire a trovare un suo spazio cercando l’armonia.

Far capire l’evoluzione di un rapporto è più difficile dell’interpretazione di un rapporto appena nato.

Il suo sorriso è di sfida, il suo sorrido è di affetto, è di circostanza, è di serenità…ha 1000 sorrisi, e riesce perfettamente a districarsi nelle più svariate emozioni, senza aggiungere neppure una parola.. sono i suoi occhi che parlano al posto delle sue labbra.

E’ bella, è travolgente, è spiazzante, è innocente.





L’arc

Je dois l’admettre..le film je l’ai vu il y a désormais quelques mois mais uniquement aujourd’hui j’ai décidé d’écrire une recension…je n’arrivais pas à rendre tout de suite concret ce que le film m’avait transmis.

Je dois vous dire que malgré ce film ne soit pas considéré comme le chef d’œuvre de Kim Ki Duk, j’en suis restée totalement folle et je le considère son meilleur film.

Ce qui surement m’a fasciné ce comprend très bien par les photos que j’ai fait…elle !

Elle s’appelle Yeo-reum Han et je dois avouer qu’en la voyant dans ce film je suis tombée amoureuse !

Mais nous aurons le temps pour parler d’elle…

Beaucoup considèrent ce film comme une copie de la part de Kim Ki Duk de Ferro 3, eh bien mesdames et messieurs c’est une grande fausseté…je veux quand même ajouter que Ferro 3 m’a enthousiasmé donc mon but n’est surtout pas de le critiquer avec cet écrit…seulement je trouve que ce sont 2 films différents du même cinéaste.

Evidemment le style est le même, personne peut le nier, l’ambiance est centrée sur la mer plus précisément sur une barque (si vous vous rappelez une chose similaire je vous l’avais décrite dans Printemps, Eté, Automne, Hiver…et encore Printemps), les personnages parlent très peu ; les deux protagonistes jamais, jamais…leurs voix pour les spectateurs demeurera inaudible à jamais.

L’histoire est simple, quasi inexistante, pendant 90 minutes(la durée du film) il y a très peu d’action, elle pourrait tranquillement être filmée en 20 minutes pour être large, mais je vous assure que même pas pendant une seconde vous réussirez à détacher les yeux de l’écran en voyant l’arc…

Une jeune fille, vit dans sa barque avec un ancien homme qui la veut épouser…l’histoire plus banale du monde…mais racontée par Ki Duk elle devient tout autre chose…c’est comme si Chaplin avait réalisé la Belle au Bois Dormant….chacun peux raconter cette histoire à sa façon, mais qui est vraiment capable de nous clouer à l’écran pour observer finement chaque regard, chaque sourire, chaque émotion qui se manifestent sur les visages des protagonistes ?!

Les musiques sont absentes, exception faite pour celles composées dans le film par le vieil homme et la jeune fille ; uniquement celles-ci accompagnent tristement le film.

Le paysage est évidemment la mer…rien n’est plus fascinant…infinie, profonde, sinueuse, on peut voir tout de la barque, jusqu’à l’horizon, chaque centimètre, chaque chose, tout ce qu’il y a.

C’est ainsi, qu’elle peut tout voir, mais jusqu’à ce que ces yeux réussissent à cerner.

Les couleurs sont l’emblème de ce film…il semble que Ki Duk ait voulu nous aider à comprendre aussi grâce à l’aide des couleurs…elles sont magnifiques, chaudes, fortes et vivantes, elles s’imposent au spectateur.

Ce ne sont pas uniquement des couleurs qui composent l’objet, mais ces objets sont placés car ils ont des couleurs précises. Ils sont un rite. Une habitude, une sureté mais aussi une insécurité lorsque ces couleurs qui dominent le film disparaissent.

La jeune fille est la porteuse de ces couleurs, ses vêtements sont toujours vifs, les nastres qu’elle lie à ses poignets, les vêtements de son mariage, les petits points qu’elle dessine à coté de son œil…le vert, le rouge, le jaune, le bleu….couleurs vives et imposantes, qui représentent sureté ; dans la première partie du film en effet ils dominent la scène, le spectateur en reste presque écrasé.

La première fois qu’apparait un vêtement sobre, presque insignifiant c’est exactement quand les suretés commencent à flétrir, lorsqu’elle se rend compte comment vont les choses…quand l’équilibre initial s’est cassé, quand dans elle se font plus fortes les sensations de dégout, de rancœur, de rage, quand finit la sérénité qui l’a toujours accompagné dans sa vie.



Chez lui la perte de sureté se manifeste clairement lorsqu’il efface les jours du calendrier, au début des jours, puis lorsqu’il note le regard de plus en plus d’haine d’elle, il ne se limite plus à effacer des jours mais il déchire des semaines pour en arriver aux mois…on note pour la première fois l’humanité du vieux, toujours critiqué pour ses manières particulières de lire le futur qui mettent en péril la vie d’elle à tout moment et pour le choix par rapport à elle.

On distingue clairement que son château est entrain de s’écrouler de plus en plus!

Puis elle..j’ai peur d’être trop répétitive et de dire uniquement combien elle me plait sans donner de motifs…mais il y a bien peu à motiver…il suffit d’admirer le film et tout sera clair comme l’homme qui tombe de la source !

Sans aucun doute même le vieux et le jeune homme m’ont beaucoup plu ; l’ancien homme avec son regard grognon et hargneux et le jeune avec son regard doux réussissent parfaitement à nous porter dans leurs cœurs, et encore plus difficile, dans leurs cerveaux !

Tout au long du film ils arrivent à nous faire partager leurs peurs, angoisses, craintes de perdre ce qu’ils veulent ou possèdent, ils arrivent à nous faire comprendre leurs intentions, pensées, ou émotions avec uniquement des regards intenses et expressifs…

Comme je disais précédemment, ni le vieux ni la jeune fille profèrent des mots ( à l’exception de l’horoscope que nous pouvons pas connaitre)…

Réussirez vous pendant une heure et demie à communiquer des états d’âmes complexes comme dans l’arc sans proférer parole ?

Eh bien Ki duk a réussi avec grande bravoure mesdames et messieurs !

L’histoire est très brève et simple, c’est pour cela que résulte extrêmement dur réussir à communiquer ce qu’on éprouve lorsque nous sommes aidés par si peu d’action.

Elle…avec son regard qui parle tout seul, elle se tourne et tue, elle se tourne et ensorcèle, elle se tourne et te fait comprendre ses peurs, sa malice, elle fait comprendre sa malchance, elle se tourne et fait comprendre sa tristesse.



C’est un rapport avec le vieil homme qui change avec le temps, son regard suffit sans aucune action à le caractériser ; chaleureux et bienveillant, et il est capable de nous personnifier en elle, trahie et seule, dans un monde où elle a été amenée avec force et où elle a du trouver son espace en cherchant une harmonie.

Faire comprendre l’évolution d’un rapport est plus difficile que interpréter rapport qui vient de naitre.

Son sourire est de défi; son sourire est d’affection, de circonstance et de sérénité…elle possède 1000 sourires et elle réussit parfaitement à se démêler dans les situations plus vastes, sans ajouter aucun mot….ses yeux parlent à la place de ses lèvres.

Elle est belle, entrainante, déconcertante et innocente.

domenica 4 gennaio 2009

la samaritana - samaria (2004)

Terzo film di Ki Duk, pensai, il primo è stato un superconcentrato di immagini, una sola scena è unica per tutto il film....inconcepibile per gli occidentali, il secondo ha un dialogo ridottissimo, la storia è pazzesca..e il finale ancor di più, cosa potevo aspettarmi dal fatidico terzo film??

ebbene eccomi di fronte una storia non troppo assurda, situazione comunissima a livello internazionale..ciò che colpisce però non è la trama, ma i sentimenti e le emozioni che il nostro ormai amatissimo Ki Duk (per lo meno il mio...) trasmette...

è il modo in cui racconta gli avvenimenti che mi lascia sempre stupefatta...due ragazze, una, vasumitra è completamente fuori di testa, si prostituisce per soldi (come è normale che sia), ma lei ci prova uno strano gusto..come le fa notare anche l'amica....ed il suo diletto è talmente grande in questa pratica che finisce per trovarsi in un pasticcio colossale....yeo-jin che l'accompagna, inizialmente è una persona assennata, se così si può definire, ma certo è che la pazzia di vasumitra la contagia!

Un solo evento, un parola omessa o di troppo a volte possono molto cambiare la vita di una persona, o meglio, indirizzarla enormemente....



La samaritana è un film che ricorda in alcuni tratti il film coreano Mr. Vendetta, che tutti i lettori più assidui conosceranno sicuramente, se non altro per la mia recensione in questo blog; principalmente il meccanismo per cui da un evento scaturisce il disastro che prosegue per tutta la storia (ovviamente Mr. Vendetta il disastro è all'ennesima potenza!)... se in ferro 3 ho fatto un certo tipo di discorso, qui nella samaritana si vede ancor di più!

Yeo- jin cambia radicalmente il suo comportamento...accetta azioni che prima considerava riprovevoli, e soprattutto per non dimenticare, per non soffrire, cerca con i suoi mezzi di non far sparire vasumitra...saluta dalla finestra, ricerca i vecchi clienti di vasumitra, si sforza considerevolmente di essere sorridente e di divertirsi in ciò che fa.

Altro punto di contatto con Mr vendetta sembra essere l'ambientazione......c'è un paesaggio che ne riporta alla mente uno particolarmente importante nel film di Park...si vede che il posto non è lo stesso, ma le sensazioni che si provano sono estremamente simili, ad esempio l'angoscia, il timore di un assassinio a breve, di qualcosa di spiacevole che sta per accadere.

Per un tempo indeterminato, Ki Duk è in grado di fare avere allo spettatore una sensazione, una specie di previsione di quanto sta per accadere, in qualsiasi occasione sembra che il padre di Yeo-jin la stia per uccidere, e più in là ci si renderà conto di quanto possa discostarsi o meno la storia dalle nostre supposizioni.

La Samaritana.....per chi ha un minimo di confidenza con la religione cristiana ha sicuramente idea di quale sia il significato di tale figura, e per chi non lo sa, gli consiglio vivamente di andarci a buttare un occhio da qualche parte su internet, se è interessato a capire davvero questo film!

Yeo-jin è l'indubbia samaritana di questa storia....lei fa tutto quanto in suo potere per adempiere questo ruolo: dopo la morte di vasumitra, Yeo-jin prende il suo ruolo, e successivamente starà accanto al padre prendendosene cura.



Innamorarsi non sempre è così bello, spesso i calci in faccia che si ricevono sono più dolorosi di una coltellata nel petto specie se la persona di cui ci si innamora non è quella giusta!

Vasumitra sembra essere la giusta compagna con una stupenda affinità e dei sogni da condividere....ma molte volte ci si rende conto che l'amore è ingiusto e non è contraccambiato a sufficienza!

Yeo-jin per non perdere il ricordo dell'amica, come se volesse tentare di mantenerla ancora in vita, come se non volesse farla scomparire , in qualche modo tenta di permettere a qualcuno di ricordarla, ad esempio quando si presenta ai clienti lei stessa, o anche il solo fatto di ricercare tutti i contatti di vasumitra, mentre mi viene facile pensare che al suo posto qualsiasi altra ragazza se ne sarebbe lavata le mani e avrebbe definitivamente chiuso qualsiasi rapporto che la manteneva legata ad un morto, lei invece cerca di fare qualcosa che la faccia sentire più vicina.....

Il padre di lei diventa il protagonista....inizia un periodo di grossa angoscia per lui,e non si comprende bene quale sia il sentimento predominante verso Yeo-jin, non sembra disgusto, bensì rabbia perché non riesce a capire cosa la spinge a tanto...nonostante questa sua momentanea avversione Yeo-jin non sembra cambiare il suo comportamento da samaritana, bensì ogni qual volta il padre abbia avuto bisogno di qualcosa, anche la più insignificante, lei c'era, Yeo-jin non lo abbandona, è con lui e sente sempre quando deve fare qualcosa per aiutarlo, se ne prende cura come se in quel momento lui non riuscisse più a comunicare come un adulto, come se avesse perso la ragione e lei si ritrova paziente ad accudirlo.


Poi....scena pazzesca...ansia, ambiente tetro, quasi spettrale, yeo-jin inizia a rendersi conto della situazione a cui prima non aveva mai dato troppa attenzione...capisce l'attrito di suo padre verso di lei e inizia il suo momento di inquietudine..lo spettatore lo vive con lei, vive l'inquietudine che può provare qualcuno che bendato si trova all'interno di una gabbia con una grande tigre....magari si mette a dormire e neppure ti guarda, oppure ti fissa ti osserva, ti desidera, ti punta, ti attacca e ti sbrana...ma bendato non sai nulla finché non arriva il momento in cui senti il tuo braccio essere fatto a brandelli!



La tigre decide di mangiucchiare qualche erba lì attorno per stavolta....togli la benda e vedi che la tigre mansueta è diventata vegetariana e ad attaccarti non ci pensa neppure più.



Troisième film de Ki Duk, je pensais : le premier était un super concentré d’images, une seule unique scène pour tout le film…inconcevable pour les occidentaux, le second avait des dialogues réduits presque à néant, l’histoire était folle…et la fin encore plus, que pouvais je donc m’attendre de ce troisième film ?

Eh bien me voilà confrontée à une histoire pas trop absurde, à une situation commune à niveau international…ce qui frappe n’est pas l’histoire, mais les sentiments et les émotions que notre adoré Ki Duk (au moins pour moi) transmet…

La manière dont il raconte les événements me laisse stupéfaite…deux filles, une s’appelant vasimutra qui est complètement folle, se prostituant pour argent mais qui éprouve un gout étrange à le faire…comme le fait noter son amie…son amusement est si grand dans cette pratique qu’elle finit par se trouver dans une situation compliquée…yeo jin qui l’accompagne est initialement une personne tranquille et raisonnable, mais la folie de vasimutra finit par la contager !

Un seul évènement, un mot omis ou de trop peuvent changer la vie d’une personne, ou mieux, l’adresser énormément…



Samaria est un film qui rappelle dans certains traits le film coréen Mr Vendetta, que tous les lecteurs les plus fidèles connaissent surement, vu ma recension sur ce blog :

Principalement dans le mécanisme de désastre causé par un simple évènement(évidemment dans Mr Vendetta le désastre est bien majeur !)…si en ferro 3 j’avais fais un certain type de discours, ici dans Samaria on peut le noter ultérieurement !

Yeo jin change radicalement son comportement…elle accepte des actions qu’avant elles considéraient déplorables et surtout pour ne pas oublier, pour ne pas souffrir, elle cherche avec tous ses moyens de ne pas faire disparaitre vasimutra…elle fait coucou de la fenêtre ou elle tente d’être souriante et de s’amuser dans ce qu’elle fait.

Autre point de vu de contact avec Mr Vendetta est l’ambiance…il y a un paysage qui nous rappelle à un lieu extrêmement important dans le film de Park…on note que le lieu n’est pas le même, mais les sensations que nous éprouvons le sont, comme par exemple l’angoisse, la crainte de l’arrivée d’un homicide, nous savons que quelque chose de négatif est entrain d’exploser.

Pour une période indéterminée Ki Duk est capable de faire éprouver au spectateur une sensation, une espèce de prévision de ce qui est en train d’arriver, dans toutes les occasions nous pensons que le père de Yeo jin va la tuer, et plus en avant nous comprenons comme l’histoire peut être différente de nos suppositions.

Samaria…qui possède un minimum de culture de la religion chrétienne connait surement le symbole de cette figure, qui au contraire ne le sait pas je lui conseille vivement d’aller jeter un coup d’œil quelque part sur internet pour comprendre au mieux le film ! Yeo jin est sans aucun doute la samaritaine de cette histoire…elle fait tout pour exercer ce rôle : après la mort de vasimutra elle prend sa place, et successivement elle restera aux cotés de son père pour s’en occuper.

Etre amoureux n’est pas si beau, souvent les coups de pieds à la figure que nous recevons sont plus douloureux qu’un couteau surtout si la personne qu’on aime n’est pas la bonne !

Vasimutra semble être la juste compagne avec une splendide affinité et des rêves à partager…mais beaucoup de fois on se rend compte comme l’amour soit injuste !

Yeo jin pour ne pas perdre le souvenir de son amie, comme si elle voulait la maintenir encore en vie et ne pas la faire disparaitre, essaye de la rappeler aux personnes, par exemple lorsque elle se présente elle-même aux clients, ou lorsque elle recherche tous les contactes de vasimutra ; il est facile d’imaginer que quiconque à sa place aurait essayé de l’oublier et de se refaire une vie, mais elle au contraire elle se comporte afin de la sentir proche.

Son père devient le protagoniste…il souffre et on arrive pas à cerner en lui quel est le sentiment dominant envers yeo jin, surement pas mépris mais rage car il n’arrive pas à comprendre pourquoi elle agit de cette façon…malgré cette temporaire aversion yeo jin ne semple pas changer son comportement de samaritaine, au contraire chaque fois que son père a besoin de quelque chose, même insignifiante, elle est là à ses cotés, elle ne l’abandonne pas, elle s’occupe de lui comme si son père était un enfant ou un patient qui n’arrive plus à communiquer comme un adulte.



Puis arrive la scène incroyable..anxiété, atmosphères sombres, yeo-jin commence à se rendre compte de la situation dont elle ne s’était jamais préoccupée…elle comprend la haine de son père envers elle et commence ainsi son moment d’angoisse…le spectateur vit avec elle, vit l’angoisse que quelqu'un avec un bandeau pour ne pas voir peut éprouver dans la cage d’un tigre …peut être le tigre s’endort et ne te prête pas beaucoup d’attention, ou au contraire il te fixe te désire, t’attaque et te mange…mais avec le bandeau tu ne peux rien savoir jusqu’à quand tu ne sens pas ton bras dans sa mâchoire !

Le tigre décide de manger des herbes là à son coté pour une fois…tu lèves ton bandeau et tu observe comme le tigre féroce est devenu végétarien et ne pense même plus à t’attaquer.


domenica 21 dicembre 2008

FERRO 3 - la casa vuota (2004)

storia pazzesca....non starò a raccontarvi in cosa consiste....è uno spasso rendersi conto, poco per volta di cosa fa Tae Suk per vivere...nomade per professione, libero nell'animo e nella mente incontra casualmente una donna, Sun Hwa, di cui non sa assolutamente nulla, e lei senza nessun timore lo accoglie come se sapesse tutto di lui....

Sembra quasi una scelta ragionata quella del regista in contrapposizione con il film precedente: mentre in primavera, estate, autunno, inverno... e primavera un unico paesaggio era al centro dell'attenzione dello spettatore, visto dall'esterno in tutte le sue angolazioni, e l'interno del tempio-palafitta era presentato sempre dalle stesse prospettive; in Ferro3 ci sono un'infinità di luoghi in cui si svolgono le vicende dei protagonisti, e forse la cosa più particolare secondo me è che in tutte le case c'è una visione completa, ogni minimo angolo viene mostrato e in ogni parte della casa avviene qualcosa, la foto “ricordo”, vengono lavati i panni, aggiustati gli oggetti ecc.....ma di tutte le abitazioni della parte esterna viene fatto vedere solo la facciata anteriore, nient'altro...sembra quasi fatto apposta...come se volesse Ki Duk dire che per ritrovare noi stessi è necessario porre la massima attenzione sul distacco dagli oggetti esterni a noi, come se non avessero la minima importanza (notare l'arredamento spoglio del tempio in primavera, estate, autunno, inverno...e primavera), ma assolutamente da affiancare alla conoscenza vera di chi ci è intorno, non fermarsi all'apparenza ma entrare nell'animo altrui, studiarlo in lungo e largo, comprenderne la personalità, le qualità, i difetti ed accettarli per come sono, cercando solo di dare il proprio contributo per aiutare l'altro e crescere noi stessi.



Attribuisco il significato di se stessi o degli altri prendendo in considerazione l'appartenenza o meno dell'abitazione! Inoltre i minuti dedicati alla cella della prigione mi hanno fatto molto riflettere, difatti della prigione si vede solo il metro davanti alla porta, ma la telecamera si addentra perfettamente nella cella, segue i movimenti del personaggio in ogni minimo particolare, tutti i suoi spostamenti aggraziati e armoniosi, quasi come se volessero arrivare sempre più in là nella stanza, come se vi scavasse, roteando all'interno.

Ferro 3 è stato il secondo film di Ki Duk che io abbia visto, e anche se in minima parte scossa, nonostante sia abituata e gradisca i film “silenziosi”....ho molto apprezzato i film di Kitano, come tutti gli assidui lettori sanno adoro Park e figuriamoci che Chaplin per me è il migliore....tutto questo non è bastato per non lasciarmi sorprendere, piacevolmente, da Ki Duk!

I lunghissimi momenti di silenzio, gli sguardi che dicono più di 100000 parole, l'assenza totale di musica sono senz'altro caratteristiche che apprezzo particolarmente in un film...ma e dico MA qui c'è ben altro amici miei!

Non dirò cosa lo rende così speciale, ma vi assicuro che io sono rimasta a bocca aperta.

Sun Hwa si trova in una pessima situazione: legata mani e piedi, metaforicamente parlando, a qualcuno di cui non vuole sapere nulla. I suoi sentimenti e i suoi stati d'animo si comprendono perfettamente grazie ad una successione di sguardi, estremamente intensi, di gesti, di movimenti, di scelte che Sun Hwa compie e che trovano conforto e appoggio negli atteggiamenti di Tae Suk.



Due persone che fino ad un momento prima non hanno mai condiviso nulla nella loro vita, neppure l'aria che entrava loro nei polmoni, ad un tratto si trovano a compatirsi ed a spalleggiarsi a vicenda; sembra che si completino in ogni azione, ciò che non fa lui è subito susseguito da lei e viceversa, sono come pane e burro, come dice Forrest Gump riferendosi a se stesso e a Jenny...c'è quella complicità che nemmeno nelle coppie più affiatate si ritrova..una bellissima storia d'amore basata su grandissime interpretazioni, emozioni intense, trasmesse da sguardi vivi, appassionati, sinceri, trasparenti; il linguaggio del corpo è predominante, e per capire la storia, e per le scene di assoluta fisicità che non mancano cmq.

Le azioni sono sempre molto lente, non c'è mai fretta, sembra che il tempo sia dilatato quando la telecamera si posa su Tae Suk o su Sun Hwa, sembra scorrere più lentamente, come se lo stesso regista volesse mostrare una vita che prosegue nella più beata pace dei sensi, senza alcuna preoccupazione, innocente e limpido nella sua finezza.

Secondo il mio parere viene anche messa in risalto la differenza tra Tae-Suk e l'altro personaggio maschile....da un lato forse è anche troppo idealizzato, ma certo non risulta essere perfetto...uno non vanta certo sicurezza economica da offrire alla propria donna, né a se stesso, non possiede niente e niente desidera, non si può definire esattamente un “bravo ragazzo”, malgrado ciò è completamente contrapposto al sua antagonista.

L'altro è in grado di fornire una grossa stabilità economica e sociale, dall'esterno, se si esclude la vita privata è un uomo affidabile e serio, ma come dice un vecchio proverbio “i guai della pentola li sa solo il mestolo”, chi è al di fuori di una certa situazione non può conoscerla e non sapere come effettivamente si svolgano le cose...questo gli permette di essere arrogante, oppressivo, un porco patentato.

Nel film non ci sono scene di sesso, ma ci sono le scene antecedenti o successive; ebbene anche la sensazione che da un personaggio rispetto all'altro sono in controversia....è incredibile pensare allo stesso atto in due maniere esattamente opposte, l'una come una violenza, subita con ribrezzo e quasi distacco, l'altra si percepisce come un atto di amore, in cui non domina la perversione o la dominazione dell'altro, ma la conseguenza naturale dell'affidamento totale verso l'altro come segno di piena fiducia e sentimenti che superano le semplici percezioni corporee.

mi piace pensare che siamo noi a costruire la felicità, l'incontro con una persona speciale, anche se siamo costretti ad abbandonarla può cambiare la nostra vita radicalmente... qualcosa che prima rappresentava solo una grande sofferenza, e non si aveva il coraggio e la forza di sopportarla, possiamo sostenerla se pensiamo che questa persona ci stia vicino e non ci abbandoni, viva o morta che sia....purché non dimentichiamo le cose che questa persona ci ha trasmesso, ci ha insegnato...le persone non muoiono mai se continuano a vivere in noi; se noi, con i nostri gesti, le nostre azioni, i nostri sorrisi continuiamo a pensarle, a ricordarle, la nostra felicità non potrà risentirne, il senso della vita non verrà spazzato via, ma semmai sarà rinvigorito per non perdere la memoria di chi ci sta davvero a cuore...almeno io l'ho inteso così!



Histoire folle...je ne vous la raconterai pas...c’est quand meme marrant de se rendre compte, tout au long de l’histoire de ce que fait Tae Suk pour survivre...nomade par profession, libre dans l’ame et dans l’esprit il rencontre par hasard une femme, Sun Hwa, dont il ne connait absolument rien, et celle-ci sans aucune peur l’abrite chez elle comme si elle le connaissait..

Il semblerait presque un choix rationnel celui du metteur en scène de se mettre en contrapposition avec le film précédent ; tandis que dans printemps, été, automne, hiver...et printemps un unique paysage était au centre de l’attention du spectateur, vu de l’extérieur sous tous les angles,et l’intérieur du temple était représenté toujours par les memes prospectives ; dans Les Locataires, il existe une infinité de lieu où se déroule l’action des protagonistes et peut etre la chose la plus particuliére selon moi est que dans toutes les maisons nous avons une visione compléte, chaque angle est dévoilé et dans chaque partie de la maison quelquechose se déroule, la photo « souvenir », les vetements sont lavés, les objets réparés ecc...mais de toutes ces abitations la partie externe est montrée seulement la façade antérieure et rien d’autre...on dirait que cela soit fait exprès....comme si Ki Duk voulait nous dire que pour retrouver soit meme il est nécèssaire de se détacher des objets qui nous entourent, comme s’ils n’avaient aucune importance ( noter par exemple le temple très vide à l’intérieur) et au contraire de se concentrer vers les personnes qui nous entourent, de ne pas s’arreter aux premiéres impressions mais de rentrer dans l’ame d’autrui, l’étudier de long en large, comprendre la personalité, les qualités, les défauts et les accepter, en essayant uniquement de donner son propre contribut pour aider le prochain et d’ améliorer nous meme.



J’attribue le sens de soi meme ou des autres en prenant en considération l’appartenance ou non à l’abitation ! en plus les minutes incentrés sur la prison m’ont beaucoup fait réfléchir, en fait la prison est prise uniquement d’un metre devant la porte, mais la caméra rentre parfaitement dans la cellule, suit tous les mouvements gracieux et armonieux du personnages comme si elle voulait creuser encore plus et se diriger toujours plus loin.

Les Locataires a été le deuxiéme film de Ki Duk que j’ai vu, et malgré mon habitude et mon amour pour les films silencieux comme ceux de Kitano ou ceux de Park, pour ne pas parler de Chaplin qui reste pour moi le meilleur, tout cela n’a pas réussi à me laisser surprendere, positivement par Ki Duk !


Les très longs moments de silence, les regards qui expriment plus de 10000 mots, l’absence totale de musique, sont surement les caracteristiques que j’apprécie le plus dans ce film...mais et je répète MAIS il y a bien plus mes amis !

Je ne vous dirai pas ce qui le rend si spécial, mais je vous assure que je suis réstée bouche bée.

Sun Hwa se trouve dans une mauvaise situation : liée mains et pieds, métaphoriquement à quelqu’un dont elle veut rien savoir. Ses sentiments et ses états d’ame se comprennent parfaitement grace à la succession des regards, extrèmement intense, de gestes, de mouvements et de choix que Sun Hwa accomplit et qui trouvent confort et appuis dans les comportements de Tae Suk.

Deux personnes qui quelques minutes auparavant ne se connaissaient meme pas, soudain se retrouvent à s’aider entre eux pour surmonter les problémes, il semble qu’ils se complétent à chaque action, ce que lui ne fait pas est tout de suite fait par elle, et vice versa, ils sont pain et beurre, comme disait Forrest Gump en se référant à lui meme et Jenny...cette complicité que meme les meilleurs couples ne possédent pas...une très belle histoire d’amour basée sur de grandioses interprétations, emotions intenses, transmises par des regards vifs, passionés, sincéres , transparents, le language du corps est prédominant pour comprende l’histoire...


Les actions sont toujours lentes, on dirait presque que le temps passe plus lentement lorsque il se pose sur Tae Suk ou sur Sun Hwa, comme si le metteur en scéne voulait nous montrer que la vie poursuit dans la paix la plus totale, la paix des sens, sans aucune préoccupation, innocent et limpide dans sa finesse.

Selon mon avis aussi la différence entre Tae Suk et l’autre personagge masculin est mise en valeur...d’un coté peut etre la confrontation est extrème, mais surement pas parfaite...Tae Suk ne peut pas offrir une sureté économique pour soi meme et sa femme, ne possiéde rien et veut rien, ne peut pas etre définit « un brave garcon » malgré cela, il est completement l’ opposée de son antagoniste.

L’autre en effet peut offrir une grosse stabilité economique et sociale, vu de l’extérieur, si on exclus sa vie privée, c’est un homme affidable et sérieux mais seulement en apparence...qui est à l’extérieur ne peut pas connaitre comme se déroulent les choses..cela lui permet d’etre arrogant, oppressif, un perverti...

Dans le film il n’y a jamais de scénes de sexe, on peut voir uniquement les scènes antécédantes et succéssives à l’acte mais la aussi c’est incroyable de noter comme le meme acte est vu de deux facons exactement opposées, l’une comme violence, l’autre comme acte d’amour, où la perversion et la domination de l’autre n’existent pas, mais c’est la conséquence naturelle de l’attachement total vers l’autre comme signe de pleine confiance et de sentiments qui dépassent les simples perceptions du corps.



J’aime bien penser que nous pouvons construire notre propre félicité. Par exemple la rencontre avec une personne spéciale, meme si nous somme obligés à l’abandonner,peut changer notre vie radicalment...quelquechose qu’ avant représentait uniquement une grande souffrance dont on n’avait pas le courage et la force de la supporter, peut etre soutenue et surmontée si l’on pense que cette personne est à nos cotés et nous abandonne pas, vivante ou morte qu’elle soit. L’important c’est de ne pas oublier les choses ques cette personne nous a transmises, appris...Les personnes ne meurent jamais si elles continuent à vivre en nous, si nous, avec nos gestes, nos actions, nos sourires, nous continuons à les penser, à s’en souvenir, notre felicité sera toujours intacte, et le sens de la vie ne sera jamais rompu, mais au contraire fortifié par le vouloir pas perdre la mémoire de ceux à qui nous tenons pour de vrais...du moins je l’ai compris de cette façon !