Lo ammetto.. il film l’ho visto ormai qualche mese fa e solo ora mi decido a fare la recensione.. non ho avuto subito l’ispirazione.. non me la sono sentita subito di rendere concreto ciò che questo film mi ha dato, di scrivere cosa mi ha trasmesso.
Premetto che, nonostante non venga considerato il capolavoro di Kim Ki Duk, io ne sono rimasta così affascinata che lo reputo il suo più bel film.
Ciò che più e indubbiamente mi ha affascinato si capisce benissimo dalle foto che ho fatto…lei!
Lei è Yeo-reum Han e devo confessare che vedendola in questo film mi ha fatto innamorare!
Ma ci sarà modo più tardi di parlare di lei…
Molti considerano questo film una scopiazzatura da parte dello stesso Kim Ki Duk di Ferro3; bene signori miei, non c’è cosa che trovo più falsa..aggiungo che Ferro 3 l’ho trovato stupendo quindi non voglio assolutamente sminuirlo con le mie parole….trovo solo che siano 2 film diversi dello stesso regista.
Ovviamente lo stile è simile, questo nessuno lo può negare; l’ambientazione è fissa sul mare in cui naviga una barchetta (se vi ricordate cosa analoga l’aveva già presentata con Primavera, Estate, Autunno, Inverno.. e Ancora Primavera), i personaggi parlano eccessivamente poco, i due protagonisti non si sentono mai parlare..mai mai mai. La loro voce per gli ascoltatori rimarrà sempre inascoltata.
La trama è semplice, davvero, quasi inesistente, per 90 minuti circa, la durata del film ci sono così poche azioni che potrebbero essere tranquillamente riportate in circa 20 minuti e ne starebbero larghe, ma vi assicuro che neppure per un secondo guardando l’Arco staccate gli occhi dallo schermo..
Una ragazza giovane, molto vive su un peschereccio con un vecchio che la vuole sposare.. la storia più banale del mondo…ma raccontata da Ki Duk è tutt’altro…è come se Chaplin avesse diretto la storia della bella addormentata nel bosco…ognuno la può raccontare a modo suo, ma chi è davvero in grado di farci rimanere incollati ad osservare finemente ogni sguardo, ogni sorriso, ogni emozione trasparire dai volti dei protagonisti?!
Le musiche sono assenti, eccezion fatta per quelle effettivamente eseguite nel film, dal vecchio e dalla ragazza; solo le loro musiche accompagnano tristemente il film, trasmettendo così ogni loro sussulto.
Il paesaggio è appunto il mare…nulla di più affascinante.. infinito, profondo, dolcemente altalenante; dal peschereccio si vede tutto, fino alla fine dell’orizzonte, ogni cm, ogni cosa di tuto quello che c’è.
E’ così, lei non può vedere oltre tutto il mare che ha di fronte, può vedere dovunque e in tutte le direzioni, ma solo fin dove possono arrivare a scrutare i suoi occhi.
I colori… sono l’emblema di questo film…sembra che Ki Duk abbia voluto aiutarci a capire anche grazie all’uso dei colori.. magnifici, vivi, caldi, forti, sono lì, si impongono allo spettatore.
Non sono solo colori che costituiscono l’oggetto, ma quegli oggetti sono li proprio perché sono di quel colore. Sono un rito. Sono abitudine, sono sicurezza, e sono anche insicurezza quando mancano quei colori vivi che dominano il film.
Lei è portatrice di quei colori, i vestiti che indossa sono sempre sgargianti, i nastri che si lega ai polsi, i vestiti del matrimonio, i puntini accanto all’occhio…..il verde, il rosso, il giallo, il blu…colori vistosi e imponenti rappresentano la sicurezza; nella prima parte del film infatti dominano la scena. Lo spettatore ne rimane quasi schiacciato.
La prima volta che appare con un abbigliamento sobrio, poco appariscente, quasi insignificante di fatto è esattamente quando le sicurezze iniziano a vacillare, quando lei si rende conto di come stanno le cose…quando l’equilibrio iniziale si è ormai rotto; quando dentro di lei si fa sempre più strada la sensazione di disgusto, di rancore, di rabbia, di disprezzo, quando finisce la sua serenità in cui ha sempre vissuto.
In lui la perdita di sicurezza si vede chiaramente quando cancella i giorni sul calendario, prima sono singoli giorni, successivamente quando comincia a sentire la pesantezza degli sguardi di lei detestarlo, non si limita più a giorni o settimane, ma cancella mesi interi dal calendario… lì per la prima volta si vede l’umanità del vecchio; sempre criticato da tutti per i suoi modi particolari di leggere il futuro, mettendo a repentaglio la vita di lei ogni momento, per la sua scelta nei confronti della ragazza.
Si percepisce in che modo il suo castello ben costruito, in realtà sembra avere le propria fondamenta sulla sabbia e stia per crollare da un momento all’altro!
Lei… ho paura di essere troppo ripetitiva e dire solo quanto mi piace ma non darne le motivazioni… anche se va anche detto che c’è ben poco da motivare.. basta vedere il film e sarà chiaro a tutti come l’acqua proviene dalla sorgente!
Indubbiamente anche il vecchio e il ragazzo mi sono molto piaciuti; il vecchio con lo sguardo burbero e bieco, il ragazzo con lo sguardo dolce, riescono perfettamente a portarci nel loro cuore, e ancor più difficile, nella loro mente!
In ogni momento del film riescono a farci intendere le paure, le ansie, le insicurezze, la rassegnazione, il timore di perdere l’unica cosa che si possiede e che si vuole; riescono a farci capire le loro intenzioni, i loro pensieri, le emozioni semplicemente con sguardi intensi ed espressivi..
come dicevo precedentemente, né il vecchio né la ragazza dicono mai nulla (eccetto l’oroscopo, che peraltro non si sente mai)..
Pensate voi, per 1 ora e mezzo, riusciresti a comunicare solamente stati d’animo complessi che si susseguono nell’arco di tempo senza dire neppure una parola?!
Beh loro ci son riusciti con grande maestria signori miei!
Come accennavo già, la storia è davvero breve e anche molto semplice, proprio per questo penso sia eccessivamente difficile riuscire a comunicare ciò che si prova supportati da così poca azione.
Lei.. il suo sguardo parla da solo, lei si gira e fulmina, lei si gira e ammalia, lei si gira e fa capire le sue paure, fa capire la sua malizia, fa capire la sua sfortuna, si gira e fa capire la sua infelicità.
È un rapporto il suo con il vecchio che cambia con il tempo, è in grado di trasmettere il rapporto e i sentimenti che prova per lui da subito, senza che ci siano azioni particolari, basta il suo sorriso caldo e benevolo, ed è in grado di permetterci di immedesimarci in lei, ingannata e sola,in un mondo in cui si è trovata catapultata a forza ed ha è dovuta riuscire a trovare un suo spazio cercando l’armonia.
Far capire l’evoluzione di un rapporto è più difficile dell’interpretazione di un rapporto appena nato.
Il suo sorriso è di sfida, il suo sorrido è di affetto, è di circostanza, è di serenità…ha 1000 sorrisi, e riesce perfettamente a districarsi nelle più svariate emozioni, senza aggiungere neppure una parola.. sono i suoi occhi che parlano al posto delle sue labbra.
E’ bella, è travolgente, è spiazzante, è innocente.
L’arc
Je dois l’admettre..le film je l’ai vu il y a désormais quelques mois mais uniquement aujourd’hui j’ai décidé d’écrire une recension…je n’arrivais pas à rendre tout de suite concret ce que le film m’avait transmis.
Je dois vous dire que malgré ce film ne soit pas considéré comme le chef d’œuvre de Kim Ki Duk, j’en suis restée totalement folle et je le considère son meilleur film.
Ce qui surement m’a fasciné ce comprend très bien par les photos que j’ai fait…elle !
Elle s’appelle Yeo-reum Han et je dois avouer qu’en la voyant dans ce film je suis tombée amoureuse !
Mais nous aurons le temps pour parler d’elle…
Beaucoup considèrent ce film comme une copie de la part de Kim Ki Duk de Ferro 3, eh bien mesdames et messieurs c’est une grande fausseté…je veux quand même ajouter que Ferro 3 m’a enthousiasmé donc mon but n’est surtout pas de le critiquer avec cet écrit…seulement je trouve que ce sont 2 films différents du même cinéaste.
Evidemment le style est le même, personne peut le nier, l’ambiance est centrée sur la mer plus précisément sur une barque (si vous vous rappelez une chose similaire je vous l’avais décrite dans Printemps, Eté, Automne, Hiver…et encore Printemps), les personnages parlent très peu ; les deux protagonistes jamais, jamais…leurs voix pour les spectateurs demeurera inaudible à jamais.
L’histoire est simple, quasi inexistante, pendant 90 minutes(la durée du film) il y a très peu d’action, elle pourrait tranquillement être filmée en 20 minutes pour être large, mais je vous assure que même pas pendant une seconde vous réussirez à détacher les yeux de l’écran en voyant l’arc…
Une jeune fille, vit dans sa barque avec un ancien homme qui la veut épouser…l’histoire plus banale du monde…mais racontée par Ki Duk elle devient tout autre chose…c’est comme si Chaplin avait réalisé
Les musiques sont absentes, exception faite pour celles composées dans le film par le vieil homme et la jeune fille ; uniquement celles-ci accompagnent tristement le film.
Le paysage est évidemment la mer…rien n’est plus fascinant…infinie, profonde, sinueuse, on peut voir tout de la barque, jusqu’à l’horizon, chaque centimètre, chaque chose, tout ce qu’il y a.
C’est ainsi, qu’elle peut tout voir, mais jusqu’à ce que ces yeux réussissent à cerner.
Les couleurs sont l’emblème de ce film…il semble que Ki Duk ait voulu nous aider à comprendre aussi grâce à l’aide des couleurs…elles sont magnifiques, chaudes, fortes et vivantes, elles s’imposent au spectateur.
Ce ne sont pas uniquement des couleurs qui composent l’objet, mais ces objets sont placés car ils ont des couleurs précises. Ils sont un rite. Une habitude, une sureté mais aussi une insécurité lorsque ces couleurs qui dominent le film disparaissent.
La jeune fille est la porteuse de ces couleurs, ses vêtements sont toujours vifs, les nastres qu’elle lie à ses poignets, les vêtements de son mariage, les petits points qu’elle dessine à coté de son œil…le vert, le rouge, le jaune, le bleu….couleurs vives et imposantes, qui représentent sureté ; dans la première partie du film en effet ils dominent la scène, le spectateur en reste presque écrasé.
La première fois qu’apparait un vêtement sobre, presque insignifiant c’est exactement quand les suretés commencent à flétrir, lorsqu’elle se rend compte comment vont les choses…quand l’équilibre initial s’est cassé, quand dans elle se font plus fortes les sensations de dégout, de rancœur, de rage, quand finit la sérénité qui l’a toujours accompagné dans sa vie.
Chez lui la perte de sureté se manifeste clairement lorsqu’il efface les jours du calendrier, au début des jours, puis lorsqu’il note le regard de plus en plus d’haine d’elle, il ne se limite plus à effacer des jours mais il déchire des semaines pour en arriver aux mois…on note pour la première fois l’humanité du vieux, toujours critiqué pour ses manières particulières de lire le futur qui mettent en péril la vie d’elle à tout moment et pour le choix par rapport à elle.
On distingue clairement que son château est entrain de s’écrouler de plus en plus!
Puis elle..j’ai peur d’être trop répétitive et de dire uniquement combien elle me plait sans donner de motifs…mais il y a bien peu à motiver…il suffit d’admirer le film et tout sera clair comme l’homme qui tombe de la source !
Sans aucun doute même le vieux et le jeune homme m’ont beaucoup plu ; l’ancien homme avec son regard grognon et hargneux et le jeune avec son regard doux réussissent parfaitement à nous porter dans leurs cœurs, et encore plus difficile, dans leurs cerveaux !
Tout au long du film ils arrivent à nous faire partager leurs peurs, angoisses, craintes de perdre ce qu’ils veulent ou possèdent, ils arrivent à nous faire comprendre leurs intentions, pensées, ou émotions avec uniquement des regards intenses et expressifs…
Comme je disais précédemment, ni le vieux ni la jeune fille profèrent des mots ( à l’exception de l’horoscope que nous pouvons pas connaitre)…
Réussirez vous pendant une heure et demie à communiquer des états d’âmes complexes comme dans l’arc sans proférer parole ?
Eh bien Ki duk a réussi avec grande bravoure mesdames et messieurs !
L’histoire est très brève et simple, c’est pour cela que résulte extrêmement dur réussir à communiquer ce qu’on éprouve lorsque nous sommes aidés par si peu d’action.
Elle…avec son regard qui parle tout seul, elle se tourne et tue, elle se tourne et ensorcèle, elle se tourne et te fait comprendre ses peurs, sa malice, elle fait comprendre sa malchance, elle se tourne et fait comprendre sa tristesse.
C’est un rapport avec le vieil homme qui change avec le temps, son regard suffit sans aucune action à le caractériser ; chaleureux et bienveillant, et il est capable de nous personnifier en elle, trahie et seule, dans un monde où elle a été amenée avec force et où elle a du trouver son espace en cherchant une harmonie.
Faire comprendre l’évolution d’un rapport est plus difficile que interpréter rapport qui vient de naitre.
Son sourire est de défi; son sourire est d’affection, de circonstance et de sérénité…elle possède 1000 sourires et elle réussit parfaitement à se démêler dans les situations plus vastes, sans ajouter aucun mot….ses yeux parlent à la place de ses lèvres.
Elle est belle, entrainante, déconcertante et innocente.














