LA PUBBLICITA' CI FA INSEGUIRE LE AUTO E I VESTITI, FARE LAVORI CHE ODIAMO PER COMPRARE CAZZATE CHE NON CI SERVONO.
(Tyler Durden)

Citazione del mese:

"Ci trattavano come delle stelle del Cinema, ma eravamo più potenti, eravamo tutto. Le nostre mogli, le madri, i figli campavano bene con noi. Io avevo dei sacchetti pieni di gioielli nella credenza in cucina, avevo una zuccheriera piena di cocaina sul comodino accanto al letto. Mi bastava una telefonata per avere tutto quello che volevo: macchine gratis, le chiavi di una dozzina di appartamentini in città. Scommettevo 30 mila dollari ai cavalli di domenica, e sperperavo le vincite la settimana dopo oppure ricorrevo agli strozzini per pagare gli alibratori. Non aveva importanza, non succedeva niente quando eri in bolletta andavo a rubare un altro po' di grana, noi gestivamo tutto; pagavamo gli sbirri, pagavamo gli avvocati, pagavamo i giudici stavano sempre con la mano tesa, le cose appartenevano a chi se le prendeva. E adesso è tutto finito. È questa la parte più dura, oggi è tutto diverso. Non ci si diverte più, io devo fare la fila come tutti gli altri e si mangia anche di schifo. Appena arrivato ordinai un piatto di spaghetti alla marinara e mi portarono le fetuccine col Ketchup. Sono diventato una normale nullità. Vivrò tutta la vita come uno stronzo qualsiasi."

("Quei bravi ragazzi")

venerdì 13 febbraio 2009

PERSONAGGIO # 43: COLONEL WALTER E. KURZ

Nome: Colonel Walter E. Kurz.

Interpretato da:
Marlon Brando.

Film in cui è apparso: Apocalypse Now(1979).



Citazione più rappresentativa: “L’orrore…l’orrore…”


Scena più rappresentativa: Il monologo di Kurz.


Box Office(USA): 78,7 M$.

Awards: Nessuno.

Voglio dire una cosa che forse sarà blasfema nel mondo del cinema; ma al sottoscritto Apocalypse Now paradossalmente è piaciuto fino all’entrata in scena di Marlon Brando. Da li l’ho trovato lento troppo lento e noioso. Sarò matto ma è cosi! Voi che ne dite? E’ cmq un personaggio storico del Cinema e ci può stare assolutamente in questa classifica anzi ci deve stare! Al dilà dei miei gusti lo penso realmente.

« Il mio film non è sul Vietnam... il mio film è il Vietnam. »

(Francis Ford Coppola)

La parte saliente del film, ossia quella che rende diverso Apocalypse Now da un film prettamente didascalico sulla guerra del Vietnam, oltre alla stessa impostazione del film, che mette la guerra sullo sfondo, concentrandosi solo sul protagonista, è l'incontro tra il capitano Willard e il colonnello Kurtz, incontro carico di toni epici e misteriosi. Kurtz, un monumentale Marlon Brando, ripreso in penombra, sembra qualcosa di più e di meno di un essere umano. Egli spiega, tra le righe, la sua filosofia: occorre uccidere, distruggere e mutilare, anche donne e bambini, se la causa è giusta.

Il colonnello, che si è macchiato dei delitti più terribili, lo ha fatto per seguire fermamente il suo ideale, senza lasciarsi corrompere come gli altri militari o gli stessi membri del governo, che uccidono come fa il colonnello Kilgore, facendo insensate stragi, e poi si preoccupano di condannare lui come omicida (accusa quasi assurda nel bel mezzo della guerra del Vietnam). È dunque un eroe o un pazzo sanguinario? Willard cerca di capire la vera natura di Kurtz, ma più si avvicina a lui e più sente di condividere le sue idee, pur notandone l'evidente follia: Kurtz si crede onnipotente, perde di vista il limite umano. Deve, e vuole, essere distrutto.

Qui si scorge il contributo di James Frazer, antropologo che scrisse a proposito delle origini del mito e della religione nelle diverse civiltà umane. È palese la sua influenza dal legame che ha con il lavoro di Joseph Conrad e da un'inquadratura del film, nella quale si vede il più importante saggio di Frazer, Il Ramo d'oro. Frazer descrive come in molte civiltà primitive è facile per gli indigeni vedere in un essere umano un dio, e credere ciecamente in lui, obbedendo ad ogni suo ordine (esattamente come i montagnard fanno con Kurtz). Leggendo Frazer, la scena finale di Apocalypse Now diventa più comprensibile: quando l'uomo-dio manifesta i primi sintomi di cedimento e di prossima morte o malattia, per evitare che lo spirito divino fugga e sparisca per sempre, portando sciagura sull'intero popolo, è necessario che egli venga ucciso, trasferendo il potere nelle mani dell'omicida, il quale diventa il nuovo dio. Kurtz era malato, e aveva trovato un efficace espediente per evitare che gli indigeni lo uccidessero: essi, per placare la loro insofferenza e preoccupazione, nei momenti in cui Kurtz stava male, praticavano sacrifici animali. Ciò è chiaro nella scena dell'assassinio: Kurtz morente viene associato al bufalo sacrificato dagli indigeni (tra i quali balla forsennatamente anche Lance). Willard, dopo aver ucciso il colonnello esce dal suo rifugio e viene accolto dalla folla dei montagnard come un dio: essi si inchinano davanti a lui in silenzio.

Il regista, Coppola, spiega il suo ragionamento sul bene e sul male: un uomo che ha la possibilità di portare molto avanti il suo potere, può darsi che non riesca a fermarsi in tempo, e ad individuare il confine fra la propria anima ancestrale, violenta e amorale, e quella civile, perdendo di vista la possibilità di convivere con gli altri, se sono più deboli. E non è un caso, sembra dire Coppola, che questa filosofia venga normalmente applicata a quella guerra talmente sciagurata da confondere e stravolgere tutti gli aspetti della morale non solo americana, ma di tutto il mondo.

La luce gioca un ruolo fondamentale nel film: il suo taglio netto luce/ombra colloca i personaggi, che sempre vivono un dramma interiore, nella dimensione della tragedia imminente. Essi agiscono su un palco creato appositamente per loro, marionette i cui fili sono tirati dal crudele ed incorruttibile fato. Questo sembra essere chiaro: nessuno ha la facoltà di decidere del proprio destino, il libero arbitrio è solo una facoltà che ci illudiamo di avere.
E quel colonnello Kurtz, così gigantesco nel compimento di un destino già scritto, sa che non basta uccidere e massacrare per dimenticare la propria anima malata. Non serve la poesia, non serve la follia, non serve nascondersi nelle ombre e mostrare solo quello che si vuole.
La morte è l'unica amica nel mondo da incubo del Vietnam, in cui tutto è grottesco nella sua crudeltà. L'unica cura è la morte, che porta lontano da tutto l'orrore alienante della guerra.

Contrasta col titanismo eroico di Kurtz il piccolo capitano Willard, un Martin Sheen struggente, un uomo stanco che vive in un incubo. Divorato dai suoi demoni, agisce e vive senza crederci veramente. Il suo senso morale, o quello che ne resta, lo spinge a compiere la sua missione, ma la sua mente gli grida di scappare. Kurtz e Willard, due facce della stessa medaglia, l'uno lo specchio dell'altro, due uomini ormai a metà, ognuno dei quali ha nei confronti della propria mente un solo dovere: quello di non impazzire.

  • Marlon Brando chiese a Francis Ford Coppola solo riprese in penombra e particolarmente scure per celare un notevole aumento di peso.
  • Benjamin Willard, nome e cognome del personaggio interpretato da Martin Sheen, è composto dai nomi dei figli primogeniti di Harrison Ford, che appare nel film per qualche minuto nei panni del maggiore Lucas.
  • Il nome del personaggio interpretato da Harrison Ford è un omaggio al regista George Lucas.
  • Nella scena nell'accampamento francese i due bambini che recitano una poesia in francese sono interpretati dai figli di Coppola: Roman e Gio Coppola.
  • Assistente alla regia era Melissa Mathison (E.T.), che sul set incontra Harrison Ford del quale diventerà la futura seconda moglie; infatti a quel tempo Ford stava divorziando dalla sua prima moglie Mary Marquardt.
  • Celebri sono i segmenti, all'inizio e alla fine del film, in cui Coppola ha inserito The End dei The Doors; questa canzone deve parte della sua fama proprio al suo utilizzo in questo film.
  • Nel film recita anche un giovanissimo Laurence Fishburne che interpreta un giovane soldato arruolatosi da poco, che morirà ucciso sulla barca che lo porta da Kurtz; per rendere più drammatica la scena, Coppola lo farà morire mentre sta ascoltando un nastro in cui la madre lo saluta e gli augura di tornare a casa.
  • Coppola impiegò quattro anni per realizzare Apocalypse Now (da quando iniziò a scrivere la sceneggiatura, nel 1975, alla conclusione del primo montaggio, nel 1979) e presentò il film al festival di Cannes con una versione differente da quella uscita nelle sale. Inoltre dedicò anche anni successivi al completamento del suo montaggio definitivo (nel 2001 esce la versione finale, la director's cut, Apocalypse Now Redux). I motivi per cui impiegò molto tempo per completare il film sono molteplici. Inizialmente ebbe qualche difficoltà nell'assegnare i ruoli agli attori (ci furono vari ripensamenti, rifiuti e indecisioni: inizialmente Harvey Keitel e Jack Nicholson avrebbero dovuto interpretare rispettivamente Willard e Kurtz). Infatti Marlon Brando causò problemi a Coppola perché non era sicuro di voler interpretare il film. Un altro aspetto essenziale è che Francis Coppola iniziò a girare il film senza aver finito di scrivere la sceneggiatura, che nell'ultimo anno, senza sapere come completare la storia, scriveva e correggeva la notte per il mattino seguente. Come si legge ne "Diario dall'Apocalisse" scritto dalla moglie Eleanor Coppola (seguì il marito nelle Filippine con i figli e nel periodo delle riprese scrisse questo "diario" e girò un documentario, Hearts of Darkness, che documentano la produzione del film) Francis non fu per niente a suo agio e sicuro di sé durante tutta la lavorazione al film: ci furono molti momenti di agitazione e i due coniugi rischiarono quasi la separazione in seguito ad un momento critico.
  • La scena finale fu la più improvvisata da Coppola il quale risolse il problema del completamento del film con un suggestivo montaggio accompagnato dal brano dei Doors.
  • Quando Willard e i pochi sopravvissuti arrivano al capolinea e approdano al villaggio indigeno, accolti dal fotoreporter americano (interpretato da Dennis Hopper), si può leggere sul muro frontale al fiume la scritta bianca OUR MOTTO: APOCALYPSE NOW.
  • Dennis Hopper ha raccontato che quando Marlon Brando si presentò sul set, Francis Ford Coppola bloccò la produzione per due settimane, che passò in barca sul fiume leggendo "Cuore di Tenebra" di Conrad insieme all'attore.

Il famoso monologo:

5 commenti:

xero ha detto...

neil non sono affatto d'accordo con te questa volta!

il pezzo finale con marlon brando è sublime fantastico monologo!

è un personaggio che doveva assolutamente stare in questa classifica mi chiedo pero se esistano 42 personaggi a lui superiori!

non credete?

Locke ha detto...

Beh devo dire che il film è forse uno dei migliori sulla guerra che abbia mai visto.Secondo me il personaggio di Marlon Brando ci sta benissimo in classifica ma sono sempre più curioso di sapere i prossimi.Il monologo è bellissimo. Ma all inizio del film nn c'è la cavalcata delle valchirie?

the Tramp ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
the Tramp ha detto...

Neil, amico mio, io e te dobbiamo parlare: nel tuo primo commento mi dicesti che avevamo molte cose in comune,e a parte la tua dichiarazione "blasfema", delle volte sono spaventato dalle coincidenze. (ti invierò un email per chiarirti tutto).Comunque questo film è a tratti geniale: la cosa che adoro di più (a parte Brando) è una fotografia da lasciare a bocca aperta, merito del grande Storaro, che vinse meritatamente un Oscar per il suo lavoro! A presto.

CinemaMonAmour ha detto...

Ciao neil!Ho letto il tuo commento e sn contenta che anche tu la pensi come me su FARGO. Non capisco davvero le numerose celebrazioni che ho letto in giro. Mah!rimane un bel film sicuramente ma senza esagerare!
Cm va? A me tutto bene. I miei alunni continuano ad esaurirmi cn la loro "vivacità" a volte eccessiva ma poi mi conquistano sempre cn qualche gesto carino, ad esempio cn qualche frase detta in francese!ihih!
Capisco il discorso che fai parlando del pallone e di come siano poco pazienti. Capita anche a me molto spesso, quando voglio raccontare qualcosa, un episodio o faccio semplicemente un indovinello e non hanno neanche la voglia di mettersi in gioco o di ascoltare quello che ho da dire. Sn tremendamenti pigri! Per fortuna nn sn tutti così, ma ci vuole TANTAAAAAA pazienza e amore soprattutto.
Cmq si sopravvive... tu? ho letto dei tuoi "bassi" nel commento. Cm mai? stress universitario? Il freddo, la neve e le intemperie? io mi consolo pensando alla primavera che dovrebbe giungere presto... sperooooo!
Ho visto due films in questi giorni molto belli e dolci, uno italiano e uno francese ... vedi un po se li conosci...
A prestissimooooo.