LA PUBBLICITA' CI FA INSEGUIRE LE AUTO E I VESTITI, FARE LAVORI CHE ODIAMO PER COMPRARE CAZZATE CHE NON CI SERVONO.
(Tyler Durden)

Citazione del mese:

"Ci trattavano come delle stelle del Cinema, ma eravamo più potenti, eravamo tutto. Le nostre mogli, le madri, i figli campavano bene con noi. Io avevo dei sacchetti pieni di gioielli nella credenza in cucina, avevo una zuccheriera piena di cocaina sul comodino accanto al letto. Mi bastava una telefonata per avere tutto quello che volevo: macchine gratis, le chiavi di una dozzina di appartamentini in città. Scommettevo 30 mila dollari ai cavalli di domenica, e sperperavo le vincite la settimana dopo oppure ricorrevo agli strozzini per pagare gli alibratori. Non aveva importanza, non succedeva niente quando eri in bolletta andavo a rubare un altro po' di grana, noi gestivamo tutto; pagavamo gli sbirri, pagavamo gli avvocati, pagavamo i giudici stavano sempre con la mano tesa, le cose appartenevano a chi se le prendeva. E adesso è tutto finito. È questa la parte più dura, oggi è tutto diverso. Non ci si diverte più, io devo fare la fila come tutti gli altri e si mangia anche di schifo. Appena arrivato ordinai un piatto di spaghetti alla marinara e mi portarono le fetuccine col Ketchup. Sono diventato una normale nullità. Vivrò tutta la vita come uno stronzo qualsiasi."

("Quei bravi ragazzi")

domenica 21 dicembre 2008

FERRO 3 - la casa vuota (2004)

storia pazzesca....non starò a raccontarvi in cosa consiste....è uno spasso rendersi conto, poco per volta di cosa fa Tae Suk per vivere...nomade per professione, libero nell'animo e nella mente incontra casualmente una donna, Sun Hwa, di cui non sa assolutamente nulla, e lei senza nessun timore lo accoglie come se sapesse tutto di lui....

Sembra quasi una scelta ragionata quella del regista in contrapposizione con il film precedente: mentre in primavera, estate, autunno, inverno... e primavera un unico paesaggio era al centro dell'attenzione dello spettatore, visto dall'esterno in tutte le sue angolazioni, e l'interno del tempio-palafitta era presentato sempre dalle stesse prospettive; in Ferro3 ci sono un'infinità di luoghi in cui si svolgono le vicende dei protagonisti, e forse la cosa più particolare secondo me è che in tutte le case c'è una visione completa, ogni minimo angolo viene mostrato e in ogni parte della casa avviene qualcosa, la foto “ricordo”, vengono lavati i panni, aggiustati gli oggetti ecc.....ma di tutte le abitazioni della parte esterna viene fatto vedere solo la facciata anteriore, nient'altro...sembra quasi fatto apposta...come se volesse Ki Duk dire che per ritrovare noi stessi è necessario porre la massima attenzione sul distacco dagli oggetti esterni a noi, come se non avessero la minima importanza (notare l'arredamento spoglio del tempio in primavera, estate, autunno, inverno...e primavera), ma assolutamente da affiancare alla conoscenza vera di chi ci è intorno, non fermarsi all'apparenza ma entrare nell'animo altrui, studiarlo in lungo e largo, comprenderne la personalità, le qualità, i difetti ed accettarli per come sono, cercando solo di dare il proprio contributo per aiutare l'altro e crescere noi stessi.



Attribuisco il significato di se stessi o degli altri prendendo in considerazione l'appartenenza o meno dell'abitazione! Inoltre i minuti dedicati alla cella della prigione mi hanno fatto molto riflettere, difatti della prigione si vede solo il metro davanti alla porta, ma la telecamera si addentra perfettamente nella cella, segue i movimenti del personaggio in ogni minimo particolare, tutti i suoi spostamenti aggraziati e armoniosi, quasi come se volessero arrivare sempre più in là nella stanza, come se vi scavasse, roteando all'interno.

Ferro 3 è stato il secondo film di Ki Duk che io abbia visto, e anche se in minima parte scossa, nonostante sia abituata e gradisca i film “silenziosi”....ho molto apprezzato i film di Kitano, come tutti gli assidui lettori sanno adoro Park e figuriamoci che Chaplin per me è il migliore....tutto questo non è bastato per non lasciarmi sorprendere, piacevolmente, da Ki Duk!

I lunghissimi momenti di silenzio, gli sguardi che dicono più di 100000 parole, l'assenza totale di musica sono senz'altro caratteristiche che apprezzo particolarmente in un film...ma e dico MA qui c'è ben altro amici miei!

Non dirò cosa lo rende così speciale, ma vi assicuro che io sono rimasta a bocca aperta.

Sun Hwa si trova in una pessima situazione: legata mani e piedi, metaforicamente parlando, a qualcuno di cui non vuole sapere nulla. I suoi sentimenti e i suoi stati d'animo si comprendono perfettamente grazie ad una successione di sguardi, estremamente intensi, di gesti, di movimenti, di scelte che Sun Hwa compie e che trovano conforto e appoggio negli atteggiamenti di Tae Suk.



Due persone che fino ad un momento prima non hanno mai condiviso nulla nella loro vita, neppure l'aria che entrava loro nei polmoni, ad un tratto si trovano a compatirsi ed a spalleggiarsi a vicenda; sembra che si completino in ogni azione, ciò che non fa lui è subito susseguito da lei e viceversa, sono come pane e burro, come dice Forrest Gump riferendosi a se stesso e a Jenny...c'è quella complicità che nemmeno nelle coppie più affiatate si ritrova..una bellissima storia d'amore basata su grandissime interpretazioni, emozioni intense, trasmesse da sguardi vivi, appassionati, sinceri, trasparenti; il linguaggio del corpo è predominante, e per capire la storia, e per le scene di assoluta fisicità che non mancano cmq.

Le azioni sono sempre molto lente, non c'è mai fretta, sembra che il tempo sia dilatato quando la telecamera si posa su Tae Suk o su Sun Hwa, sembra scorrere più lentamente, come se lo stesso regista volesse mostrare una vita che prosegue nella più beata pace dei sensi, senza alcuna preoccupazione, innocente e limpido nella sua finezza.

Secondo il mio parere viene anche messa in risalto la differenza tra Tae-Suk e l'altro personaggio maschile....da un lato forse è anche troppo idealizzato, ma certo non risulta essere perfetto...uno non vanta certo sicurezza economica da offrire alla propria donna, né a se stesso, non possiede niente e niente desidera, non si può definire esattamente un “bravo ragazzo”, malgrado ciò è completamente contrapposto al sua antagonista.

L'altro è in grado di fornire una grossa stabilità economica e sociale, dall'esterno, se si esclude la vita privata è un uomo affidabile e serio, ma come dice un vecchio proverbio “i guai della pentola li sa solo il mestolo”, chi è al di fuori di una certa situazione non può conoscerla e non sapere come effettivamente si svolgano le cose...questo gli permette di essere arrogante, oppressivo, un porco patentato.

Nel film non ci sono scene di sesso, ma ci sono le scene antecedenti o successive; ebbene anche la sensazione che da un personaggio rispetto all'altro sono in controversia....è incredibile pensare allo stesso atto in due maniere esattamente opposte, l'una come una violenza, subita con ribrezzo e quasi distacco, l'altra si percepisce come un atto di amore, in cui non domina la perversione o la dominazione dell'altro, ma la conseguenza naturale dell'affidamento totale verso l'altro come segno di piena fiducia e sentimenti che superano le semplici percezioni corporee.

mi piace pensare che siamo noi a costruire la felicità, l'incontro con una persona speciale, anche se siamo costretti ad abbandonarla può cambiare la nostra vita radicalmente... qualcosa che prima rappresentava solo una grande sofferenza, e non si aveva il coraggio e la forza di sopportarla, possiamo sostenerla se pensiamo che questa persona ci stia vicino e non ci abbandoni, viva o morta che sia....purché non dimentichiamo le cose che questa persona ci ha trasmesso, ci ha insegnato...le persone non muoiono mai se continuano a vivere in noi; se noi, con i nostri gesti, le nostre azioni, i nostri sorrisi continuiamo a pensarle, a ricordarle, la nostra felicità non potrà risentirne, il senso della vita non verrà spazzato via, ma semmai sarà rinvigorito per non perdere la memoria di chi ci sta davvero a cuore...almeno io l'ho inteso così!



Histoire folle...je ne vous la raconterai pas...c’est quand meme marrant de se rendre compte, tout au long de l’histoire de ce que fait Tae Suk pour survivre...nomade par profession, libre dans l’ame et dans l’esprit il rencontre par hasard une femme, Sun Hwa, dont il ne connait absolument rien, et celle-ci sans aucune peur l’abrite chez elle comme si elle le connaissait..

Il semblerait presque un choix rationnel celui du metteur en scène de se mettre en contrapposition avec le film précédent ; tandis que dans printemps, été, automne, hiver...et printemps un unique paysage était au centre de l’attention du spectateur, vu de l’extérieur sous tous les angles,et l’intérieur du temple était représenté toujours par les memes prospectives ; dans Les Locataires, il existe une infinité de lieu où se déroule l’action des protagonistes et peut etre la chose la plus particuliére selon moi est que dans toutes les maisons nous avons une visione compléte, chaque angle est dévoilé et dans chaque partie de la maison quelquechose se déroule, la photo « souvenir », les vetements sont lavés, les objets réparés ecc...mais de toutes ces abitations la partie externe est montrée seulement la façade antérieure et rien d’autre...on dirait que cela soit fait exprès....comme si Ki Duk voulait nous dire que pour retrouver soit meme il est nécèssaire de se détacher des objets qui nous entourent, comme s’ils n’avaient aucune importance ( noter par exemple le temple très vide à l’intérieur) et au contraire de se concentrer vers les personnes qui nous entourent, de ne pas s’arreter aux premiéres impressions mais de rentrer dans l’ame d’autrui, l’étudier de long en large, comprendre la personalité, les qualités, les défauts et les accepter, en essayant uniquement de donner son propre contribut pour aider le prochain et d’ améliorer nous meme.



J’attribue le sens de soi meme ou des autres en prenant en considération l’appartenance ou non à l’abitation ! en plus les minutes incentrés sur la prison m’ont beaucoup fait réfléchir, en fait la prison est prise uniquement d’un metre devant la porte, mais la caméra rentre parfaitement dans la cellule, suit tous les mouvements gracieux et armonieux du personnages comme si elle voulait creuser encore plus et se diriger toujours plus loin.

Les Locataires a été le deuxiéme film de Ki Duk que j’ai vu, et malgré mon habitude et mon amour pour les films silencieux comme ceux de Kitano ou ceux de Park, pour ne pas parler de Chaplin qui reste pour moi le meilleur, tout cela n’a pas réussi à me laisser surprendere, positivement par Ki Duk !


Les très longs moments de silence, les regards qui expriment plus de 10000 mots, l’absence totale de musique, sont surement les caracteristiques que j’apprécie le plus dans ce film...mais et je répète MAIS il y a bien plus mes amis !

Je ne vous dirai pas ce qui le rend si spécial, mais je vous assure que je suis réstée bouche bée.

Sun Hwa se trouve dans une mauvaise situation : liée mains et pieds, métaphoriquement à quelqu’un dont elle veut rien savoir. Ses sentiments et ses états d’ame se comprennent parfaitement grace à la succession des regards, extrèmement intense, de gestes, de mouvements et de choix que Sun Hwa accomplit et qui trouvent confort et appuis dans les comportements de Tae Suk.

Deux personnes qui quelques minutes auparavant ne se connaissaient meme pas, soudain se retrouvent à s’aider entre eux pour surmonter les problémes, il semble qu’ils se complétent à chaque action, ce que lui ne fait pas est tout de suite fait par elle, et vice versa, ils sont pain et beurre, comme disait Forrest Gump en se référant à lui meme et Jenny...cette complicité que meme les meilleurs couples ne possédent pas...une très belle histoire d’amour basée sur de grandioses interprétations, emotions intenses, transmises par des regards vifs, passionés, sincéres , transparents, le language du corps est prédominant pour comprende l’histoire...


Les actions sont toujours lentes, on dirait presque que le temps passe plus lentement lorsque il se pose sur Tae Suk ou sur Sun Hwa, comme si le metteur en scéne voulait nous montrer que la vie poursuit dans la paix la plus totale, la paix des sens, sans aucune préoccupation, innocent et limpide dans sa finesse.

Selon mon avis aussi la différence entre Tae Suk et l’autre personagge masculin est mise en valeur...d’un coté peut etre la confrontation est extrème, mais surement pas parfaite...Tae Suk ne peut pas offrir une sureté économique pour soi meme et sa femme, ne possiéde rien et veut rien, ne peut pas etre définit « un brave garcon » malgré cela, il est completement l’ opposée de son antagoniste.

L’autre en effet peut offrir une grosse stabilité economique et sociale, vu de l’extérieur, si on exclus sa vie privée, c’est un homme affidable et sérieux mais seulement en apparence...qui est à l’extérieur ne peut pas connaitre comme se déroulent les choses..cela lui permet d’etre arrogant, oppressif, un perverti...

Dans le film il n’y a jamais de scénes de sexe, on peut voir uniquement les scènes antécédantes et succéssives à l’acte mais la aussi c’est incroyable de noter comme le meme acte est vu de deux facons exactement opposées, l’une comme violence, l’autre comme acte d’amour, où la perversion et la domination de l’autre n’existent pas, mais c’est la conséquence naturelle de l’attachement total vers l’autre comme signe de pleine confiance et de sentiments qui dépassent les simples perceptions du corps.



J’aime bien penser que nous pouvons construire notre propre félicité. Par exemple la rencontre avec une personne spéciale, meme si nous somme obligés à l’abandonner,peut changer notre vie radicalment...quelquechose qu’ avant représentait uniquement une grande souffrance dont on n’avait pas le courage et la force de la supporter, peut etre soutenue et surmontée si l’on pense que cette personne est à nos cotés et nous abandonne pas, vivante ou morte qu’elle soit. L’important c’est de ne pas oublier les choses ques cette personne nous a transmises, appris...Les personnes ne meurent jamais si elles continuent à vivre en nous, si nous, avec nos gestes, nos actions, nos sourires, nous continuons à les penser, à s’en souvenir, notre felicité sera toujours intacte, et le sens de la vie ne sera jamais rompu, mais au contraire fortifié par le vouloir pas perdre la mémoire de ceux à qui nous tenons pour de vrais...du moins je l’ai compris de cette façon !

18 commenti:

Skripach ha detto...

Che dire di questo film... ringrazio Mathilda per avermelo fatto conoscere. La sceneggiatura è molto originale e l'attore che interpreta Tae Suk secondo me è molto bravo. Un bravo attore è capace di recitare anche senza dire una parola (come gli attori dei film muti anni 20).

sartenis ha detto...

Rieccoti di nuovo :)

Ferro 3 è secondo me un film che si muove sul filo del silenzio, nell’equilibrio instabile di due solitudini che si incontrano e si amano nonostante tutto e tutti. Lui è un giovane vagabondo che visita case vuote, riempiendole di piccoli e grandi attenzioni (lava i panni sporchi lasciati dai proprietari, ripara piccoli elettrodomestici); lei è una giovane sposa infelice, succube di un marito violento ed insensibile. Un incontro casuale, una iniziale diffidenza che attraverso timidi sguardi e gesti gentili si trasforma in una complicità sempre più stretta, sempre più profonda.

Le case vuote diventano testimoni silenziose di un rapporto sensuale che il regista costruisce attraverso un lento accumulo di situazioni e incontri che ben presto trascendono la realtà per entrare nel mondo del metafisico, della “surrealtà”, in cui anche gli eventi più strani ed impossibili acquistano una loro logica, una loro realizzazione, una loro consistenza. Nella parte conclusiva del film, il regista si diverte a mischiare, alternandoli, il piano di realtà – la donna che torna a vivere insieme al marito violento – e quello della surrealtà, dell’immaginazione, dove tutto è possibile, dove i corpi non hanno peso e gli sguardi attraversano mura e persone per trovare porto sicuro negli occhi dell’amata.

Un gioco che lascia senza fiato, con il cuore gonfio di un’emozione che si è costretti a controllare e reprimere per non interrompere il flusso di immagini che travolgono ogni difesa.

Il signor Kim insegna a tutti che cosa sia il Cinema.

Silenzio. Parlano i maestri. Grande, grandissimo, un uomo, una personalità, un modo di vedere le cose.

Complimenti sia per la recensione che per le foto Mathilda, me le salvo tutte sempre che a te vada bene ovviamente. L'ultima è il mio prossimo sfondo desktop:)

divemaster ha detto...

La bellezza di questo film sono i lunghi silenzi,gli spazi angusti simbolo al tempo stesso di amore e di crudelta'. La messa in scena e' davvero bellissima e convincente,non ci sono mai eccesi autoriali o tecnicismi inutili,il ritmo e' fondamentalmente lento,con nessun carrello o dolly ad interrompere il apthos che la pellicola riesce a creare. La macchina da presa si attacca agli oggetti,agli sguardi - che valgono piu' delle parole?... - e non si dimentica mai di essere parte e forma di una idea cinematografica.

Tutta la prima parte ha una forza visiva enorme,con una fotografia di ottimo livello e con una colonna sonora minimale ed apprezzabile. In piu' la recitazione e' ottima ed in questo caso la direzione degli attori non deve essere stata semplicissima,visto che i due protagonisti non parlano mai,ne' tra di loro ,ne' con gli altri.
Sono meravigliosi; lei possiede una notevole capacità espressive, bellezza indiscutibile. Intensissima; mentre lui se in Italia ci si esalta per giovani attori anonimi allora per questo giovane attore bisognerebbe costruire una statua. Interpretazione "cinefila", misurata, di miracoloso equilibrio.

Insomma un film non per tutti,che concede davvero poco a chi cerca cinema di puro intrattenimento,ma che si muove su di un livello emozionale ampio,che non si stempera neanche nella implausibilita' del bellissimo finale. Bisogna scomparire per poter veramente vivere con chi si ama? Il tuo messaggio finale secondo me Mathilda è corretto, le persone non muoiono mai se continuano a vivere in noi, mai frase fu piu esatta.

Un famoso critico di cui non rammento il nome al riguardo aveva scritto una frase che mi colpi molto, te la riscrivo: "Questo film fa impallidire l'eternità, la costringe a coprirsi. Ma ha l'eternità abiti belli come questo film?"

Le tue foto sono notevoli cosi come lo è la tua recensione. Rimediati l'Isola e Bad Guy ti stupiranno!

arcasenal ha detto...

Voglio andare controcorrente, a me probabilmente sfugge l'essenza Zen, ma seguire la coppia silente e svagata dei protagonisti per tutto il film, tra pagine di poesia e follia arruffate con nonchalance, diventa arduo e mette a dura prova anche i piu' bendisposti...l'idea di entrare in case temporaneamente vuote e rimettere in sesto oggetti malandati intriga anche (..per la prima mezz'ora) poi nascono interrogativi che, al di la' della lirica, dei silenzi e degli sguardi, rimangono tali.

Restano impressi episodi di arcana didattica come l'uccisione dell'ignara automobilista o quello dove la polizia ottiene informazioni dai nostri due eroi muti (avranno scritto un biglietto!?...).

Una non-storia con dei non-personaggi in una non-realtà. L'antitesi del cinema. Ferro 3 parte bene ma tutto quello che succede dopo la prima mezz'ora è completamente inutile, noioso, pretenzioso, involontariamente comico.

Tutto sommato, se l'essenza Zen tende lievemente a sfuggirvi... evitate Ferro 3.

xero ha detto...

non sono affatto d'accordo con arcasenal non definirei per niente Ferro 3 l'antitesi del Cinema anzi!

è un gran bel film sicuramente non per tutti come ha scritto divemaster ma poetico profondo e riflessivo.

alcune scene sono troppo belle come quella finale immortalata da mathilda nelle sue splendide fotografie!

anche io di zen non ne capisco nulla pero sono arrivato ad una conclusione opposta dalla tua :)

sopratutto il pezzo in cui scrivi che la felicità ognuno se la crea e nessuno muore se viene ricordato e portato nel cuore delle persone che gli volevano bene sono secondo me comportamenti che aiutano a vivere e a rendere la vita sopportabile!

complimenti a mathilda per la recensione riuscita e le foto!

tarmokeuf ha detto...

film d'acteurs excellents. Peu de dialogues, mais c'est un manque qu'on ne ressent pas du tout durant les 1h30 du film, puisque compensé magistralement par le jeu des acteurs et le talant du réalisateur. La progression du film est assez étonante. les personnages évoluent de façon surréaliste dans leur univers paralléle a celui de la société coréenne, trés rigide (symbolisé par le mari qui bat sa femme), ou la paroles n'est plus nécessaire, ou la femme arrive a partagere son amour entre les 2 mondes, entre son mari et son amant, qui se cotoient, sans se rencontrer. Le seul pont qui existe entre le monde "réel" et le monde quelque peu onirique et surannée est donc la femme, qui a "vécu" dans les 2 "mondes" des expériences trés fortes. les personnages nous sont donc imposé come tel, sans aucun préambule, on ne sait rien de leur passé ni de leur avenir. c'est un film qui nous invite a contempler la vie monotone[en apparence] des ces êtres, aux désirs, aux jeux futiles, ala perception totalement différente de la notre Un plaidoyer vibrant pour la tolérance envers les différences et surtout un nouveau mode de vie et plus encore une nouvelle perception de notre société, de nos vie, de tout ce qui nous entoure. Un des meileurs film en son gente depuis trés longtemps ! A aller contempler au plus vite si on est amateur du genre !

bravo pour ton interprétation du film!

imsoglad ha detto...

Kim ki duk accède au rang de monstre sacré du cinéma. Qui aujourd'hui peut faire preuve d'autant de poésie, de sensibilité et d'émotion? Dans un scénario très cohérent et somptueusement original, le cinéaste nous invite à nous interroger sur le cinéma et la souffrance. Ton analyse des deux protagonistes masculins en faisant noter les différences est très bonne, je ne pouvais écrire mieux! Kim ki duk réinvente le cinéma muet, où seuls les protagonistes sont retranchés dans un mutisme au sein d'un monde où les mots ne suffisent pas à en peindre la violence, ni même à en exprimer la poésie, la magie des sentiments.

quel beau blog bilingue c'est très bien!

taru taru ha detto...

non mi piacciono questi film aspetto il gioco dei cocomeri per vincere!

xero ha detto...

ne ero certo che non ti piaceva questo film taru taru:)

vediamo se alla prossima foto vinci o te lo sogni come sempre^^

mathilda ha detto...

Xero mi trovi completamente d'accordo con te nella risposta a taru taru...d'altronde se non gli piacciono questo genere di film non ha neanche senso scriverci un commento..sappiamo tutti che è qui per i giochi!


ovviamente puoi prendere le foto sartenis, per me è un piacere sapere che sono apprezzate , e metterle come sfondo desktop deve dire che mi crea un certo imbarazzo..generalmente sono io a mettere le foto che scatto sul mio desktop...cmq è un bel pensiero^_^

gran bella frase divemaster...in effetti questo film mi ha lasciato molto,ma devo ammettere che ce n'è un naltro di kim ki duk che mi ha fatto impazzire ancor di più...sarà il prossimo che posterò ;-)


"il mondo è bello perché è vario"...così dice un antico detto..anch'io la penso così, ma ci sono cose su cui non transigo!
è chiaro, dalla recensione che ho fatto, che ferro 3 mi è piaciuto molto, ma sono una persona aperta: mi piace mettermi in discussione...per un attimo ho tentato di estranearmi dal mio pensiero, dalle mie emozioni, da quello che ho sentito durante un'ora e mezza in cui i personaggi di un film riescono a dialogare con un intenso silenzio; ho provato a entrare nelle tue parole, ritrovarmi nelle tue opinioni...in tutta onestà non sono riuscita a rimanerci per più di 1 secondo.
Trovo che la tua analisi sia prettamente fuori luogo: parli di interrogativi e non li poni, citi episodi ed evidentemente non li hai analizzati sufficentemente, esprimi aggettivi ma non trasmettono nulla, utilizzi parole che sono contestualmente inadatte.

Ad esempio se avessi prestato maggiore attenzione, avresti notato che le informazioni che riceve il poliziotto non gli vengono date da nessuno dei due protagonisti, bensì viene dimostrata la falsità di ogni accusa loro rivolta da un secondo poliziotto, il quale dopo svariate ricerche enuncia che non vi sono stati furti nelle case in cui si sono fotografati; che il vecchio padrone della casa in cui sono stati scoperti, non solo non era stato ucciso, ma morto di tumore, bensì è stato accuratemente seppelito, come dice il secondo poliziotto "escludendo il rito religioso, l'ha seppellito come se fosse il figlio".
Il ragazzo non avrebbe aggiunto altro, non c'è sempre bisogno di parole: la sua innocenza era stata già determinata.
al di la del film comunque, alcune espressioni come "arcana didattica" e "pagine di poesia e follia arruffate con nonchalance" sembrano parole affiancate casualmente per dare maggior fondatezza alla risposta.

Ognuno di noi comunica in maggior quantità con il proprio corpo e le espressioni del viso rispetto all'utilizzo delle parole, ma pochi riescono a comunicare attraverso pellicola in un breve tempo tante e disparate emozioni, significati complessi come il dualismo tra reale e surreale.
Non vorrei che la mia risposta la ritenssi un'attacco personale, ma solo uno spunto di riflessione.

taru taru ha detto...

non mi piacciono questi film sono pesanti e noiosi poi non significano nulla!

alle ultime foto sono andato molto vicino non ho vinto perchè somigliavano come gocce d'acqua ad altri film che avevo visto! alla prossima vincerò starete a vedere!

Laurent_Lenormand ha detto...

Remarquable. Une fois n'est pas coutume, on félicitera en premier lieu... le décorateur, qui a fait vraiment un boulot fantastique pour concevoir les intérieurs où évoluent les héros du film. Véritables micro-univers, ces intérieurs parviennent à tout dire de leurs propriétaires, bien avant que ces derniers n'apparaissent à l'écran. Leur juxtaposition donne au film l'allure d'un kaléidoscope magique, baignant dans une atmosphère onirique assez fascinante, même si l'émotion y est toujours soigneusement tenue en laisse. Kim Ki-Duk contribue puissamment à cette dimension onirique par la justesse et la sobriété de sa mise en scène, servie par un très grand sens du cadrage. Jae Hee, le héros masculin du film, est vraiment une révélation : quelle intensité dans le regard, quelle légèreté dans la gestuelle! Totalement muet, son personnage crève pourtant l'écran. Quand on aura dit qu'en plus, le film s'appuie sur un scénario parfaitement maîtrisé, qui rebondit de façon totalement inattendue dans sa deuxième partie, on comprendra qu'on ne peut dire qu'une chose : bravo Kim Ki Duk et à votre commentaire!

arcasenal ha detto...

Come afferma Mathilda Xero il mondo è bello poichè vario, anche se sarei piu propenso a dire il mondo è bello malgrado a volte sia vario, piccola ma sostanziale differenza grammaticale.

Non ritengo Ki Duk un regista eccelso del resto anche con Primavera Estate aveva sfiorato il ridicolo e il plagio deontologico. Visto che dici che non spiego il motivo delle critiche ecco perchè anche l'opera precedente a Ferro 3 è didatticamente pessima. Permettimi questa breve disgressione materialistica, poi torneremo al film da te recensito.

In onore al titolo Ki Duk scolpisce col macete episodi di vita violentando sia le sfumature che il buon senso dello spettatore, alternandoli tra soggioganti immagini di armoniosa natura (unica nota lieta della pellicola...a proposito: splendide le immagini notturne della casa illuminata con i riflessi del lago... peccato che per creare quell'effetto siano servite ricche lampade anziche' le poche candele a disposizione dei nostri eroi...).

Spesso questi registi che vogliono immortalare l'epopea dell'esistenza umana in meno di due ore devono ricorrere a metafore deboli ed improbabili sforando inevitabilmente nel quasi ridicolo: amore, odio, sesso, emancipazione, scoperta, affrancamento, evoluzione, sconfitta, perdono e riscatto, tutti concentrati in pochi quadri, rare comparse e scarse battute....ardua impresa! Piu' che le magie, sono i magheggi del nostro regista a restare impressi...

Lo stesso discorso vale per Ferro 3 in 2 ore affrontare cosi tante tematiche è impossibile e si sfiora la superficialità intrisa di banalità. Come hai scritto giustamente pochi riescono a comunicare tante disparate emozioni in cosi poco tempo, Ki Duk non è tra questi a mio avviso, è tutto visto e rivisto, come un letto sfatto e rifatto al mattino.

Forse non ho prestato molta attenzione alla scena al commissariato sebbene la tua spiegazione del perchè non si dichiarano innocenti non mi convinca affatto, quando mai si è visto un interrogatorio dove un colpevole puo permettersi un mutismo totale e indifferente a ciò che lo circonda, abbracciando uno stile pseudo gandiano?

Non ho rienuto il tuo commento un attacco personale, sono sempre soddisfatto quando vince la riflessione moralizzata e corretta.

veu ha detto...

Secondo me la verità sta nel mezzo, non è un capolavoro come dice Mathilda(come tutti i film possiede dei difetti) ne pero un film ridicolo come scrive Arcarsenal, perchè c'è molta sostanza in questo film, ecco il mio pensiero al riguardo.

Il golf può essere uno sport violentissimo. E le quattro mura di una cella possono sprigionare la libertà dell'uomo. Molte cose sono ribaltate in questo film di Kim Ki-duk, che è certamente una delle figure più interessanti (è del 1960 e già da qualche anno fa opere degne di attenzione) del cinema degli ultimi anni. L'idea di partenza del film (il giovane, che non si sa chi sia, che entra nelle case vuote senza rubare niente), anzi, è una delle idee più geniali cui mi sia capitato di assistere. Non mi sembra, però, che qui il regista riesca a padroneggiare pienamente la materia, che forse avrebbe amministrato meglio in un corto o mediometraggio. Dopo un po', dopo una quarantina di minuti o poco più la storia si accartoccia su sé stessa e gli sviluppi successivi sembrano dei pretesti per tirarla per le lunghe. E il finale nel quale i protagonisti si dimostrano eterei, privi di peso, sebbene intelligente, puzza un pochino d'espediente, un po' come quando alla fine del film si scopre che il protagonista ha sognato (non è questo il caso, anche se potrebbe esserlo). I due protagonisti sono bravissimi, in particolar modo Jae Hee che recita tutto il tempo con la propria espressione, senza mai pronunciare una parola, ma l'intera operazione sembra un estenuato remake terragno dell'"Isola", film di un fascino crudele nettamente superiore a questo, che resta comunque, al di là dei difetti che vi ho riscontrato, un buon film, originale ed autoriale.

Locke ha detto...

Ho letto la vostra diatriba io devo dire sinceramente che questi film non li ho mai visti ma non perchè non mi piacciono ma perchè avendo poco tempo vedo solamente quelli più pubblicizzati!!!
Cmq seguendo i vostri post sto cercando di vederli e presto spero di farmi una buona cultura di cinema orientale!!!

feriz ha detto...

Ieri ho visto per la terza volta questo capolavoro. Non voglio descrivere la lunga sequenza di emozioni provate, quanto trasmettervi il mio stupore nel riscontrare che, anche questa volta, finito il fil, abbiamo discusso per un tempo infinito delle nostre sensazioni ed interpretazioni. Cosa si può chiedere di più ad un film, se non nascere sullo schermo e continuare a vivere dentro di noi?

ore ha detto...

Nel film ho percepito una doppia provocazione; dimmi Mathilda e voi che ne discutete cosa ne pensate. La prima è diretta contro la società dell'immagine, e la smania di apparire ad ogni costo, alla quale il protagonista contrappone la ricerca dell'invisibilità, sapientemente coltivata come un ideale di perfezione esistenziale. Egli abilmente, e tempestivamente, si insinua negli spazi lasciati vuoti dai suoi simili, indagandoli con curiosità discreta, avendo come unico scopo una sana e disinteressata conoscenza del prossimo. Il suo entrare di nascosto nelle case (e nelle esistenze) altrui non è finalizzato al crimine (come, invece, dà per scontato l'ispettore di polizia che lo sottopone ad un crudele interrogatorio), bensì a irrorare di vita, amore ed attenzione quegli angoli bui, rimasti incustoditi, dove si consumano i quotidiani drammi dell'abbandono. Egli così riesce a riempire ed illuminare quelle zone d'ombra verso le quali troppo spesso l'uomo contemporaneo (e qui sta la seconda provocazione), in preda alla miopia e all'indifferenza, non può, o meglio, non vuole, rivolgere il suo sguardo. Il ritmo dell'azione è lento, ma deciso, come nella migliore tradizione orientale. Coinvolgente.

mathilda ha detto...

bene, mi allaccio al commento di ore per aggiungere un'osservazione che avevo notato in ferro 3 la seconda volta che l'ho visto, dopo aver però già scritto la recensione che vi ho postato..
Riguardo al ritmo...ho fatto caso a una cosa, anche se sicuramente non sono stata l'unica..
Parlando del ritmo del film mi è venuto in mente il ritmo che usano i due protaqgonisti quando bevono..mi spiego meglio...
la prima volta che si vedono, senza parlare si vedono seduti davanti ad un tavolino mentre bevono un liquore..mi ha colpito il fatto che bevano in tempi alternati per cui nel momento in cui uno beveva l'altra si versava il liquore, e viceversa...quando invece bevono il te nella casa con il divano rosso, in cui lei poi andrà a sdraiarsi quando sarà rimasta sola,bevono sincronicamente.
Inoltre, quando viene versato il te, si utilizza anche il passino per evitare che assieme all'acqua scenda anche la polvere del te; azione complessa che darebbe modo a chi ha già il te nella tazzina di bere, ma questo non avviene: chi già ha il te aspetta pazientemente che anche l'altro possa bere, attende che posi il passino e che afferri la tazza prima di portare la propria alla bocca..in parole povere agiscono in modo simultaneo.
questo perché? ..ho provato a pensare..forse la prima volta in cui bevono insieme non c'è rispetto, non c'è comprensione, non ci sono sentimenti che li legano, c'è solo la solitudine in entrambi..solitudine che si denota anche dal fatto che bevono ognuno il proprio bicchierino di liquore da soli; la seconda volta c'è complicità, c'è protezione, c'è il voler prendersi cura dell'altro, l'affidamento, il rispetto, il completamento a vicenda..c'è che le due solitudine si sono trovate finalmente e ora si accompagnano sorreggendosi l'un con l'altra..